La storia è sempre la stessa. Come quando si conosce una ragazza, l’importante è capirsi.

Avete presente quando si conosce una persona nuova? Quel primo momento in cui bisogna decidere se si sta stringendo la mano ad una papabile fidanzata o all’ennesima nuova amica? L’importante è capirsi fin da subito onde evitare delusioni e voli pindarici da entrambe le parti.

Al cinema funziona allo stesso modo. Mi spiego. Se ci si reca in sala a vedere un film dal titolo Battleship, basato sul celeberrimo gioco da tavolo Battaglia navale ed improntato sull’ennesima invasione aliena, è chiaro che bisogna intendersi su cosa si va cercando. Riflettendo sui motivi che vi hanno portato in quel cinema, potrebbe essere lecito non aspettarsi un capolavoro impegnato, capace di regalare intense riflessioni sulla vita, ma al contrario si potrebbe essere più propensi a credere che il suddetto Battleship sia l’ennesimo filmone simil copia carbone di Transformers (non a caso produce sempre Hasbro).

La buona notizia è che se si ha la fortuna di rilassarsi e capire fino in fondo che a volte si può anche staccare la spina del discernimento e divertirsi con la pancia, Battleship corre il rischio di essere veramente godibile. Rutilante e senza sosta, pieno zeppo di effetti speciali e personaggi nemmeno troppo sgradevoli, anche se parecchio prevedibili, il film parte subito mettendo le cose in chiaro sulla materia che andrà a trattare. Complice un improbabile corteggiamento a base di chicken burrito, capace di ridimensionare il tutto e ricondurlo subito ai toni della commedia, Battleship ha il grande pregio di non prendersi mai sul serio, compiendo quindi il miracolo di una divertita sospensione della credibilità.

Sequenze di combattimento assolutamente godibili unite a trovate geriatriche retoriche, ma sinceramente emozionanti fanno il loro lavoro, rendendo il film non immediatamente dimenticabile, anche alla luce del fatto che Battleship non solo è ispirato nel nome alla Battaglia navale, ma ne coglie e ripropone effettivamente l’essenza e la dinamica.

Tutto il resto è da manuale di sceneggiatura per le invasioni alieni in terra americana, ma alla luce di due ore di divertimento duro, puro e spudoratamente fine a se stesso, poco importa e Battleship alla fine della fiera si butta giù tutto d’un fiato come una birra ghiacciata, senza rimpianti e senza troppi pensieri.

Non fate i finti tonti, prendere o lasciare… poi non venitevi a lamentare con me per  esservi innamorati, mentre invece avete trovato semplicemente un’altra ennesima amica.

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LA CENA CHE VALE IL FILM

La svolta geriatrica sul finale.

L’ANGOLO DELL’INTRIGANTE NOZIONISMO

Il regista di questo film si chiama Peter Berg, regista che ho francamente apprezzato sia in Cose molto cattive, che in The kingdom, fino al divertente Hankock. Come attore mi piace ricordare il nostro in un film minore di Wes Craven, Sotto shock e in un misconosciuto noir da recuperare dal titolo L’ultima seduzione.

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