Che il signore del cinema preservi e benedica la stop motion!

Probabilmente non c’erano dubbi, ma tanto per puntualizzare, Pirati… ultima fatica di casa Aardman conquista e convince, regalando al suo pubblico una bella pausa dall’imperante moda dell’animazione digitale. Il miracolo ovviamente lo compiono una trama ricca e non banale, moltissima azione e soprattutto un bel manipolo di personaggi quasi vivi, ognuno a suo modo indimenticabile.

L’errore che si potrebbe commettere pensando ai coraggiosi creatori di Wallace e Gromit è quello di credere  che la tecnica basti da sola a conquistare lodi e riconoscimenti, ma la ciurma protagonista di questo gioiello animato a passo uno è sullo schermo pronta a sfatare questo falso mito. I personaggi quasi umani, il loro carattere e le infinite sfumature che riescono a regalare, trascendono la tecnica e donano alla pellicola una forza e uno spessore assolutamente invidiabili.

Lontana, anzi lontanissima dalla semplice operazione nostalgia, ma al contrario impegnata a dare valore ad ogni preziosa inquadratura piena zeppa di dettagli, la pellicola gioca l’asso quando decide di scapicollarsi in rocambolesche scene d’azione assolutamente esilaranti, ben calibrate e dosate all’interno di un plot che tocca molte differenti corde all’interno della nostra anima, facendole vibrare spesso all’unisono.

L’avventura, l’umorismo, le tantissime trovate e la magia di un’animazione ritrovata e mai dimenticata, abitano un film ricchissimo, che almeno nella versione italiana ha un’unica grande pecca, quella di un doppiaggio approssimativo e a tratti urticante. Se Christian De Sica si difende abbastanza benino, regalando al suo Capitan Pirata un tratto scanzonato e guascone che non guasta affatto (dopotutto già in Ortone aveva fatto un lavoro più che soddisfacente), l’asino casca sulle discutibili capacità di una Luciana Littizzetto/Regina Vittoria da dimenticare il più presto possibile. Decisa a rendere riconoscibile la propria performance a tutti costi, la Luciana nazionale condanna la sua irritante Regina ad una serie di strepiti arcigni e urlacci isterici, che forse funzioneranno nel cabaret, ma poco si addicono all’animazione quasi in punta di piedi suggerita dai gentlemen della Aardman.

Ma fortunatamente il film è altrove e tra la serata del prosciutto, la dolcissima Polly, l’introverso Charles Darwin, gli esilaranti travestimenti di Capitan Pirata e una folle corsa a rotta di collo a bordo di una vasca da bagno, ci si accorge compiaciuti che ormai tutti quei momenti, quei personaggi e quell’agognata magia ci sono entrati nel cuore. Per restarci.

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LA SCENA CHE VALE IL FILM

La già citata vasca da bagno… fulminante.

L’ANGOLO DELL’INTRIGANTE NOZIONISMO

Oltre ai già citati Wallace e Gromit, la Aardman è anche responsabile di quel capolavoro chiamato Galline in fuga. Nella versione originale Pirati… è interpretato da Hugh Grant (al volo il mio film preferito? About a boy) nel ruolo del capitano e dal mitico David Tennant, indimenticato Doctor Who (il migliore di sempre) in quello di Darwin.

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