Da pochissimo ho parlato di commedia, che già mi ritrovo a trattare questo spinoso argomento, ovviamente con la speranza di risultare se non avvincente, almeno vagamente  interessante.

La curiosità era molta intorno a questo film tratto da un racconto lungo di Nick Hornby, autore inglese tra i più apprezzati e saccheggiati dal cinema. Curiosità che per ragioni ovvie andava a braccetto con una generosa dose di rischio, visto che il matrimonio tra l’umorismo tagliente di Hornby e la discutibile poetica del cinema italiano, non era certamente sinonimo di stabilità.

Spiace dirlo ma i peggiori auspici si sono rivelati esatti e una volta tradotto ed adattato ai gusti italiani, E’ nata una star? Non riesce ad ingranare mai veramente, diviso com’è tra l’anima sofisticata e spesso amara dell’umorismo di Hornby e una certa tendenza pecoreccia tutta italiana a  buttare tutto in barzelletta sporcacciona.

Pellicola condannata a non trovare mai il proprio passo e forse proprio per questo incapace di strappare un vero sorriso divertito, E’ nata una star? Si confonde tra testa e pancia, impossibilitata a mettere in scena con credibilità e partecipazione le tante sfumature di una situazione come quella suggerita dallo spunto iniziale ed accontentandosi invece di mettere insieme alcuni siparietti comici senza continuità e spessore.

Allo stesso modo appaiono profondamente spaesati una Luciana Littizzetto dall’irritante voce fuori campo, un accessorio Rocco Papaleo protagonista delle trovate più macchiettistiche del film e il giovane, insignificante e mal impiegato Castellitto. Protagonisti smarriti nella nebbia di un provincialismo senza soluzione di continuità, abbandonati a loro stessi da una regia anonima e impersonale, figlia di un cinema e di un paese che non premia la qualità, ma la quantità fast food, pronta da consumare in un batter d’occhio senza rimpianti o riflessioni.

E’ nata una star? Da questo punto di vista va giù tutto d’un fiato senza lasciare traccia ed anzi colpevolmente appiattisce qualsiasi ragionamento complesso, addolcendolo con un’abnorme quantità di buonismo ed ipocrisia.

Sentimenti fin troppo comuni per un cinema italiano che ancora una volta non è fatto di domande ma di consolatorie pacche sulle spalle e strizzatine d’occhio.

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LA SCENA CHE VALE IL FILM

Le prime reazioni scomposte dei genitori.

L’ANGOLO DELL’INTRIGANTE NOZIONISMO

I protagonisti non hanno bisogno di presentazioni, la Littizzetto imperversa da anni sul piccolo schermo, ma al cinema non ha mai davvero convinto. Rocco Papaleo ha interpretato moltissimi film ed è anche stato regista e sceneggiatore del caso cinematografico Basilicata coast to coast. Tra gli altri fa piacere riconoscere Michela Cescon, attrice teatrale e non solo, che qualche anno fa mi incantò grazie alla sua splendida prova al fianco di Vitaliano Trevisan, nel travolgente e disperato Primo amore di quel geniaccio di Matteo Garrone.

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