Lasciamo da parte l’acrimonia ed atteniamoci ai fatti.

A partire dal brutto titolo italiano, che trasforma un già non epocale The Devil inside, in uno stolido ed incomprensibile L’altra faccia del Diavolo, fino alla messa in scena, la sceneggiatura e le interpretazioni, sembra proprio che si siano messi di buzzo buono per realizzare uno dei film più sbagliati e sbarellati della recente storia cinematografica.

Cerchiamo però di essere costruttivi e di non infierire su di un prodotto che è già bravissimo a demolirsi e diffamarsi da solo.

Proposto come ennesimo horror verità, venuto alla luce grazie al solito miracoloso ritrovamento di un’accozzaglia di found fotage di dubbia provenienza, il film parte benino, regalando perfino un paio di brividi lungo la schiena durante la sequenza d’apertura. Peccato che ben presto la musica cambi e una volta trasferitici a Roma, veniamo assaliti da assurde lectio magistralis sull’esorcismo, preti in balia delle proprie ossessioni e dal solito ed ormai trito repertorio di urla, pupille rovesciate e corpi contorti oltre la decenza.

Parlare delle riprese al limite dell’arresto per tentato mal di mare,  sarebbe quantomeno ingeneroso, vi basti pensare che rarissimamente assisterete ad un’inquadratura pulita, stabile o semplicemente dritta, ma sono sfumature e sinceramente non sono molto interessato a definire i canoni estetici del cinema, resto della convinzione che prima di tutto, il cinema sia idea e qui finalmente e clamorosamente casca l’asino. Senza possibilità di appello.

Vittima di un’idea sciatta ed approssimativa, forse suggerita da un movimentato happy hour sull’entusiasmo di una generosa quantità di alcol, L’altra faccia del diavolo va avanti per forza di inerzia, sospinto da uno scarso entusiasmo ed ammorbato da un tedio mortale, privo di guizzi e qualsivoglia forma di spavento. E’ proprio l’assenza di paura in un film che si autodefinisce horror ad inquietare e disturbare di più, vero tradimento vergognoso ai danni di un appassionato pubblico di paganti, desiderosi di assistere ad una pellicola paurosa e ritrovatisi invece con un pugno di mosche.

L’idea dicevo, qui tutto si regge sul semplice assunto che il diavolo esista e possa trasmettersi come una banale influenza. Detta così può forse sembrare interessante, ma attenti che quando si parla di possessioni il velo che separa lo spavento dalla risata è davvero troppo sottile. L’altra faccia del diavolo cede al lato oscuro, ma lo fa inconsapevolmente, senza autoironia e senza guascona leggerezza, facendo l’errore di prendersi troppo sul serio. La paura sfocia quindi nel ridicolo ed alcune sequenze invece di turbare suscitano involontaria ilarità. Capita così che anche a causa dei modesti interpreti, un battesimo particolarmente drammatico si trasformi in una fiera del grottesco e della presa in giro.

Tutto vero quindi? La critica per una volta ha ragione? L’altra faccia del diavolo è davvero questa schifezza di cui si favoleggia?

No. E’ molto peggio.

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LA SCENA CHE VALE L FILM

L’inizio, sufficientemente inquietante.

L’ANGOLO DELL’INTRIGANTE NOZIONISMO

Il film è costato circa 1 milione di dollari e ne ha incassati 35 solo nel primo week-end Usa, grazie ad un’azzeccata campagna pubblicitaria giocata sulle solite polemiche fasulle da parte del Vaticano. Poi la voce si è sparsa, il tam tam sulla rete ha fatto il suo lavoro e le sale si sono presto svuotate.

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