Basta, per carità basta! Al di là di un piccolo valore aggiunto che risiede tutto in una certa voglia di non prendersi troppo sul serio, è ora di smetterla di buttare soldi con filmetti da mal di testa, che si reggono in piedi su di una singola idea esile esile, troppo spesso scopiazzata altrove.

Quando cominciò, questa benedetta/maledetta moda del video-verità, era anche interessante e qualche cosa di valido è stato pure messo nelle capienti cascine del cinema da ricordare, ma qui davvero si sta esagerando. Ben lontani dai fasti camera a mano di The Blair Witch Project e Cloverfield, dimentichi ormai della lezione iberica di Rec e addirittura distanti anni luce dall’oroginalità di un filmino senza pretese come l’innocuo The Troll Hunter, Chronicle si segnala come il più deprimente esempio di questa singolarissima poetica, che tanto e troppo è attecchita nelle avide menti di produttori votati a costruire storie inutili fatte di nulla.

Chronicle è la storia, fuori tempo massimo, di tre sbarazzini ragazzotti che entrano in contatto con una forma aliena. Questo incontro regalerà a tutti e tre straordinari superpoteri, un pò come Heroes e Misfits tanto per capirci. Mentre l’umorismo latita pericolosamente e non c’è traccia di alcuna prospettiva differente, si giustifica il tutto con una tremolante videocamera sempre immancabilmente ed inspiegabilmente accesa.

Il film poi è talmente povero e senza idee, da affidarsi completamente all’assunto di partenza, senza svilupparne altre, come se bastasse la figura stessa di Superman in quanto tale a fare la storia. La pochezza psicologica dei personaggi, la loro strana e repentina evoluzione/involuzione e il velocissimo precipitare degli eventi, non aiutano il film, che più di tutto, manca di coesione e anima, in preda ad un costante stato di euforica dabbenaggine.

Anche quando la tragedia erompe annunciata e prevedibile, si sbagliano completamente i tempi e un tipo di riflessione che poteva essere interessante, in quanto prende in causa lo scollamento dalla realtà e il reale disagio/calvario a cui sono sottoposti alcuni studenti delle scuole superiori americane, si perde in un solipsistico e rancoroso climax, che non ha nulla di tragico, ma al contrario trasuda sensazionalismo da ogni inquadratura.

Poi esiste il già citato problema della videocamera sempre e comunque accesa in registrazione, una trovata che invece di aiutare il film sul piano del realismo e dell’empatia, ne affossa ulteriormente la credibilità, giocando e vincendo contro di lui una battaglia a colpi di riprese impossibili in momenti improbabili. Una furbata alla moda che aggiunge nulla al significato del film e di cui ci si dimentica spesso e volentieri, annoiati di fronte a tanto pressapochismo.

Film come Chronicle ci fanno riflettere sull’assenza di idee nuove, perlomeno nel cinema mainstream quello dei blockbuster fatti per il grande pubblico affolla sale e consuma pop-corn, una latitanza di direzione e un completo disorientamento di un’industria che spesso pensa di potersi reggere in piedi da sola semplicemente sull’idea stessa di un cinema fine a se stesso, dimentica di un’identità e di una continuità che vanno comunque rispettate e tramandate.

Non è continuando a mescolare tra loro idee e spunti già visti che si fa del buon cinema, spiace dirlo e probabilmente può sembrare retorico, ma il vero cinema, quello che conquista e fa sognare intere generazioni nasce sempre dal cuore.

Chronicle, di cuore, non ne ha nemmeno un grammo e si vede.

.

LA SCENA CHE VALE IL FILM

Difficile a dirsi, forse la furia sul finale, anche se terribilmente simile ad Akira.

L’ANGOLO DELL’INTRIGANTE NOZIONISMO

Il film è stato scritto da Max Landis figlio di cotanto John, che in passato tanto ha saputo regalare alla commedia e al cinema. Qualche titolo su tutti: Animal House e The Blues Brothers (entrambi con il compianto John Belushi), il cult Un lupo mannaro Americano a Londra, il classico della commedia natalizia Una poltrona per due, il rocambolesco e divertito Tutto in una notte e per finire il mio personale guilty pleasure I Tre Amigos (geniale rivisitazione a cavallo tra il cinema muto e il west).

Annunci