Ecco il classico esempio in cui il trailer dice tutto e addirittura meglio del film stesso.

Safe House non è un brutto film, è semplicemente inutile. Inutile vedere per l’ennesima volta Denzel Washington nei panni dell’ex agente CIA spaccatutto, inutile vedergli scodinzolare dietro il solito imbambolato Ryan Reynolds e soprattutto inutile perdere tempo a decifrare luci ed ombre di un plot talmente telefonato da risultare emozionante quanto la lista della spesa.

Come l’universo è pieno zeppo di stelle, così il cinema è carico fino all’orlo di pellicole intercambiabili come Safe House. La ricetta è sempre la stessa, un ex agente ambiguo e forse più buono che cattivo, un ingenuotta recluta al primo incarico sul campo, alcuni inseguimenti d’auto, un traditore apparentemente molto simpatico ma in realtà brutto e cattivo, un materiale di scambio capace di mettere in crisi il sistema ed infine un finale catartico e consolatorio, buono per coccolare le candide anime dei benpensanti. Agitate bene con un’abbondante dose di copia e incolla presi di peso da altre sceneggiature e la frittata è fatta.

In questo senso Safe House può solo contare sul valore aggiunto di un Denzel Washington perennemente alla ricerca di un ruolo più interessante e profondo. Attore carismatico e altrove molto bravo, il buon Denzel cerca di regalare spessore ed anima ad una pellicola che sembra esserne miseramente priva. Film buono per palati non troppo raffinati, Safe House, pone parecchie domande, regalando poche risposte e dedicando pochissimo tempo allo sviluppo dei suoi nodi centrali. Ovviamente a soffrirne veramente è la profondità dei personaggi, condannati ad una monocorde bidimensionalità, che spesso sconfina nell’anonimato.

Lontano anni luce dalla pura azione ad orologeria di un Jason Bourne e dall’impianto classico del Condor e di uno dei suoi cugini, il Tobin Frost di Denzel Washington resta sospeso a metà strada tra la vendicativa guardia del corpo dal cuore d’oro di Man on fire e il poliziotto bastardo e mentore di Training Day. Ryan Reynolds purtroppo ricorda solo Ryan Reynolds e forse è meglio così… C’è sempre il rischio che possa farci tornare alla mente quella schifezza di Lanterna Verde.

E’ proprio vero, di fronte ad un cinema così, nessuno è davvero al sicuro.

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LA SCENA CHE VALE IL FILM

Devo proprio scegliere? La resa dei conti finale.

L’ANGOLO DELL’INTRIGANTE NOZIONISMO

Ryan Reynolds è il classico volto belloccio che molti confondono e dimenticano in fretta. Peccato perchè qualcosa di buono il nostro ha fatto nella vita. Prima di tutto era il potagonista del remake di Amitiville Horror (non affatto male) e soprattutto dopo una serie di commedie piuttosto imbarazzanti ha partecipato al discreto Buried, vero e proprio tour de force interpretativo da cui usciva piuttosto bene. Denzel Washington non ha bisogno che io gli faccia pubblicità. Tantissime le pellicole in cui ha lasciato un segno indelebile a partire dallo splendido Glory (Oscar come non protagonista) fino allo storico Philadelphia e ad una manciata di pellicole di Spike Lee. Le mie preferite? Il succitato Glory (splendido, lo ripeto, recuperatelo per favore), il commovente Philadelphia, Attacco al Potere (molto prima dell’11 Settembre, raggelante), He got game (bel film di Spike Lee) e Man on fire (visionaria vendetta dai colori saturi diretta da Tony Scott).

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