Cosa centra la famosa canzone eseguita dal celeberrimo Sam in Casablanca?

Assolutamente nulla, è un semplice buon attacco per una recensione senza pretese, che ha il suo fulcro, appunto, nel passare del tempo.

Sì perchè di tempo ne è passato tanto da quando i meccanismi ad orologeria delle pellicole basate su furti e truffe, si sono affinati, cercando sempre di sviare il pubblico e di far tornare inevitabilmente i conti, magari regalandoci anche un sorriso. Di tempo ne è passato ancora di più da quando il cinema usava una situazione pretestuosa, per concentrarsi invece altrove, impegnato in qualcosa di ben più macchinoso ed arzigogolato, che possibilmente doveva restare celato ai nostri occhi fino ad un memorabile quanto inatteso colpo di scena.

Dopo tutto quel tempo passato, 40 Carati, arriva buon ultimo, cercando di risultare accattivante, ma riuscendo solamente nell’intento di apparire vecchio e farragonoso. La pellicola interpretata con zelo ed espressivvità monocorde da un Sam Worthington decisamente poco in parte, fa del suo meglio per sembrare imprevedibile, usa una buona idea iniziale, la mescola con un impianto para televisivo alla Prison Break e agita bene il tutto, sperando che basti l’inserimento di un paio di volti noti per compiere un miracolo purtroppo impossibile.

Prevedibilissimo fino alla noia, ammorbato da una fissità interpretativa seconda solamente all’inconsistenza della profondità psicologica dei suoi personaggi, 40 Carati, si muove lento, quasi letargico, come un fatiscente carretto di un tempo che fu. Per carità, probabilmente le mie parole vi avranno lasciato ad intendere che si tratta di un brutto film, da evitare come la peste, ma non è affatto vero, 40 Carati è sufficientemente godibile e alla fine dei giochi porta a casa il minutaggio dovuto, senza fuochi artificiali, ma anche senza pernacchie. Quello che qui non va, è il mezzo cinema, usato come si faceva trent’anni fa, nei gloriosi/odiosi anni ’80, culla e fucina di tanti action movie costruiti a tavolino con la carta carbone, vera croce e delizia di qualsiasi cinefilo abbia forgiato i propri gusti in quel tormentato periodo.

Concludendo, questo potrebbe benissimo essere il vostro film della vita, a patto che siate rimasti rinchiusi in una caverna per almeno una trentina d’anni, ma forse quaranta sarebbero sicuramente meglio per apprezzare a pieno ogni singola trovata di sceneggiatura di questo fiacco polpettone, erroneamente presentato come thriller mozzafiato.

As time goes by…

.

LA SCENA CHE VALE IL FILM

Ad un certo punto il protagonista chiede se può avere dello champagne… e lo fa con una certa intensità.

L’ANGOLO DELL?INTRIGANTE NOZIONISMO

Sam Worthington fattosi notare nell’alquanto discutibile Terminator Salvation, è da qualche anno divenuto celeberrimo grazie ad Avatar, film di cui tutti sapete cosa penso e su cui non intendo più sprecar battute preziose. Dopo il mitico ruolo che lo vedeva iterpretare un fanta-puffo, il buon Sam ha preso parte al remake di Scontro tra Titani, non disprezzabile in realtà, di cui è già in uscita il numero due. Moltissimi nomi noti tra i comprimari, a partire da Elizabeth Banks già vista nello splendido, sboccatissimo e al contempo delicato Zack & Miri make a porno. Della partita sono anche Jamie Bell (ex Billy Elliot), Ed Harris (poliedrico attore e regista di cui ricordo su tutti The Truman Show, A history of violence e lo splendido Appaloosa, da lui anche diretto). Chiude questa sagra di partecipazioni illustri Edward Burns, attore belloccio che avrete visto in parecchie pellicole (Salvate il soldato Ryan per dirne una) ma che prima di tutto è un regista. Ottimo il suo debutto con I fratelli McMullen e altrettanto memorabile il suo secondo film, Il senso dell’amore, commedia simpatica e delicata con due giovanissime Cameron Diaz e Jennifer Aniston. Da recuperare.

.

Advertisements