Di film come Mission:Impossible, bisognerebbe farne uno all’anno. Potrebbe essere intesa come una sorta di terapia, una pausa dai problemi della vita, per immergersi in uno spericolato giro sulle montagne russe, tanto folle, quanto salubre e scacciapensieri. Potrebbero perfino essere contemplati dei veri e propri permessi lavorativi per cinema, retribuiti ed anzi incoraggiati, vere e proprie pause ristoratrici, consentite per legge, al fine di aumentare la produttività.

Certo stiamo sognando, ma è un fatto che film come questo, ma non solo anche quello recentemente dedicato ai Muppet per esempio, sono un toccasana per il morale, un viatico di giovinezza e un traguardo di invidiabile serenità per chiunque ami essere altrove.

Si comincia con un inseguimento sui tetti di Budapest, per poi spostarci in una prigione di Mosca e nei corridoi del Cremlino, poi di colpo ci troviamo scagliati su di un grattacielo a Dubai nel bel mezzo di una tempesta di sabbia e per finire in India a Mumbai, dove un pazzo sta per far detonare una testata nucleare con l’insana convinzione che una guerra globale porterà la pace…

Mission:Impossible è quello che promette di essere, senza nulla aggiungere o togliere ad una formula ormai consolidata e collaudata. Rutilante e senza respiro, incapace di riflettere su se stesso e sulla propria veridicità, ma di contro determinato a giocare d’accumulo, il quarto capitolo delle avventure di Tom Cruise e soci, conquista in quanto rappresenta un insuperabile divertimento cinematografico fine a se stesso. Lontano miliardi di anni luce dal cinema impegnato che riflette sulla realtà che lo circonda, questo tipo di pellicole scavezzacollo, sono vincenti ed estremamente godibili, in quanto non solo divertono con coscienza e sapienza dei propri mezzi, ma allo stesso tempo fanno dell’intelligenza il proprio vessillo,tenendo lontane stupidità, pressapochismo e banalità.

Film come questo e come i suoi cugini, vengono alla mente le gesta di Jason Borne, restano imprescindibili e necessari, in quanto affermano con sincerità e schietta spavalderia l’identità primordiale di uno splendido mezzo espressivo che nasce, non scordiamolo mai, come fucina di stupore puro e meraviglia assoluta.

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