In carriera pochisimi film mi hanno sconvolto come ha saputo fare questo.

Chi scrive non è un’educanda, anzi, ne ho viste di cotte e di crude in tanti anni di frequentazioni cinematografiche, eppure The Woman di Lucky McKee ha la capacità di turbare nel profondo. Vista la peculiarità della pellicola e la sua ovvia esclusione dal circuito mainstream, due parole sulla trama.

Un padre di famiglia durante una battuta di caccia nei boschi si imbatte in una misteriosa donna selvaggia, che vive allo stato brado. Il “brav’uomo” decide di catturarla e rinchiuderla in cantina. Ovviamente la reclusione non andrà esattamente nel modo sperato e per la famiglia sarà l’inizio di qualcosa di inarrestabile.

Con l’urgenza lorda di sangue, tipica del miglior prodotto di genere, The Woman si consegna con furia alle nostre attonite pupille, stuprando il nostro senso della misura ed innescando un pericoloso cortocircuito emotivo a metà strada tra l’orrore e la libertà. Spiazzato, lo spettatore si troverà a desiderare l’orrore, per poi pentirsi di averlo fatto una volta che questo sarà esploso in tutta la sua totale, devastante e anarchica cecità.

Pellicola estrema di grande potenza espressiva e teoretica, The Woman si fonda su di un assunto semplicissimo ed inevitabile, l’eterno tentativo, destinato comunque a fallire, da parte dell’uomo di dominare, piegare e stuprare (è proprio il caso di dirlo) la natura. Senza sconti per nessuno e con una furia senza precedenti la Natura affermerà se stessa ancora una volta, spostando il limite del mostrabile qualche centimetro più in là del consentito.

Necessario postulato di violenta autorità, finalmente e ferinamente fattasi carne e donna.

Non per tutti, ma assolutamente da recuperare.

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