Sapete non stupiscono tutte le candidature agli Oscar che ha ottenuto questo brutto film.

Sì, ho scritto proprio brutto, quindi se volete potete immediatamente cambiare blog e rivolgervi altrove per sentir decantare le lodi di questo vuoto esercizio di stile. Di contro, se vi interessano le ragioni che mi hanno mosso a questo tipo di valutazione non vi resta che continuare a leggere.

Non stupiscono affatto le numerose candidature ottenute da questo brutto film, dicevo, in quanto a ben guardare l’Academy ha pensato bene di omaggiare se stessa e contemporaneamente riparare ad un torto.

Ma andiamo per ordine.

The Artist è un film muto prodotto nel 2011 e questo secondo alcuni basterebbe a farne un capolavoro, un’ardita operazione mai tentata prima. Nulla di più sbagliato, già Mel Brooks con il suo ben più vitale Silent Movie, omaggiava il mondo delle comiche silenziose, assemblando una folle scommessa che aveva in nuce l’essenza del genio. Al di là dei precedenti, quello che The Artist mette in scena è una storia piuttosto povera, anche se a tratti non priva di spunti, banalizzata dalla stessa prigione priva di parole che si è creata attorno. L’impossibilità di parlare purtroppo appiattisce il film, arrivando ad impoverire tutto il complesso narrativo, in questo senso l’interessante piega presa dagli eventi, quando il cinema muto deve finalmente piegarsi al sonoro, perde la profondità che qualche bel dialogo le avrebbe invece regalato .

Il vero problema di The Artist è la similitudine e purtroppo per lui il confronto con un mostruoso capolavoro assoluto come Viale del tramonto, di quel genio che fu Billy Wilder, vera ed assoluta riflessione a tutto tondo sul cinema, il sonoro, la fama e l’ossessione. Proprio a causa di ciò l’Academy tenterà di rimediare al torto fatto molti anni or sono nei confronti di Sunset Boulevard e dei suoi straordinari protagonisti, pensando così che premiando The artist, omaggerà in modo postumo uno dei film più straordinariamente ignorati di sempre e non da ultimo se stessa e la sua storia.

Ma il confronto è impari e non regge nemmeno per la durata di un batter di ciglia, The Artist è solo un mero esercizio di stile, un divertito omaggio ad un cinema che non esiste più. Scalfendo solo la superficie e non arrivando mai al cuore del problema, schivando accuratamente la tragedia e la catarsi che avrebbero probabilmente conferito maggior profondità e prospettiva all’intera vicenda, il film resta una divertente parabola ballerina, abitata da un manipolo di bravissimi attori, impossibilitati a parlare.

Quello che disturba veramente però, è l’aura di intoccabile santità di cui si ammanta il film, come se solo per il fatto di aver deciso di non usare la parola, dovesse collocarlo fuori dal tempo e dallo spazio, escludendolo dalle critiche e dalle valuazioni. In questo senso, nessuno potrà affermare che il film sia noioso, senza esser taccaito di ignoranza e scarsa profondità d’animo.

Personalmente per tutta la durata della visione non sono riuscito a scacciare dalla mia mente l’insistita ed insinuante immagine del regista e dell’intero cast, con un compiaciuto sorriso di supponente superiorità sul volto, sornione e guascone, beffardo e fin troppo raggelato, studiato a tavolino e un tantino spocchioso, il sorriso di chi sa che gli altri, coloro che non apprezzano e non possono capire, sono tutti degli emeriti imbecilli.

Mi presento, mi chiamo Matteo Righi e sono un imbecille… e ora mister DeMille sono pronto per il mio primo piano.

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