Sono consapevole del fatto che sia molto più cool affermare che questo film possa sembrare sdolcinato e profondamente retorico, un lacrimevole episodio cinematografico senza alcun interesse, tolta la sua furbetta simpatia, eppure, scusatemi, ma non ne sono proprio capace.

La verità è che The help, apologo dolce amaro sull’integrazione razziale e la crescita dei figli altrui, conquista fin dalla prima inquadratura.

Ci ho dormito sopra, come faccio sempre, e sono giunto alla conclusione che a prendere in ostaggio il mio cuore, più delle brave protagoniste, dell’evidente imporktanza del tema trattato e dell’impeccabile messa in scena, sono state la dignità qui rappresentata, unita allo sconfinato amore. Sì perché qui si racconta soprattutto della dignità di donne speciali che dispensano amore vero e incondizionato a bambini che ne hanno bisogno per  diventare uomini e donne di domani.

La parabola/favola che sfocia in un’emancipazione femminile dovuta e necessaria, non deve spaventare ne suscitare alzate di spalle, ma va presa per quello che è, una circolare riflessione sull’intima essenza dell’essere veri ed umani. Il tanto insistito invito ad essere Bella, Brava ed importante, ripetuto con pazienza ed infinito amore alle fragili ed innocenti figlie di un’America ottusa e ancora acerba, ha nascosto in se il profondo significato di un film quasi interamente abitato da donne, che piacerà anche a quegli uomini che non hanno smesso la buona abitudine di dialogare con la loro innata parte femminile, padrona del loro cuore.

The Help scorre così, veloce e spesso divertente, distrattamente determinato a scavare un indelebile solco nella nostra coscienza con le affilate armi del rispetto e dell’umanità. Pellicola di donne buone e perfide, di figlie vecchissime e madri modernissime, apologo sull’eguaglianza e l’importanza del far sentire la propria voce, sempre con molta dignità.

The Help, vi piaccia o no, conquista fin da subito, colpendo la parte molle della nostra anima e facendo in essa germogliare il delicato fiore della comprensione e dell’empatia, un dono raro al cinema, ma soprattutto un dono profondamente sincero.

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