C’è una ragione per cui ho atteso così tanto per postare questa recensione, forse ero in attesa di un ripensamento che non è mai arrivato, o più semplicemente speravo che nel mio cuore si accendesse una lampadina, capace di illuminare le intenzioni di questo film. Tempus fugit e alla fine dei conti nessuna illuminazione sulla via di Damasco si è fatta largo nei miei foschi pensieri, portandomi così a credere che forse questo Moneyball non sia poi questa gran cosa di cui tanto si favoleggia.

Al di là della parabola sulle scelte, la crescita e le occasioni mancate, francamente già vista dozzina di volte, quello che rimane è un film sullo sport americano per eccellenza, il baseball. Non che ci sia nulla di male in questo, anzi altrove questo gioco da me praticato in gioventù, ha saputo regalarci e regalarmi fior di emozioni, penso per esempio a Il migliore, a Ragazze vincenti e anche a L’uomo dei sogni, pellicole che da sole hanno alimentato una mitologia sportiva, fatta di umanità e pathos.

La verità è che Moneyball, scusate ma mi rifiuto di usare il terrificante titolo italiano, è un film freddo e glaciale come le statistiche di cui racconta. Qualche volta si sorride e sporadicamente ci si interroga su come andranno gli eventi, ma l’emozione non si impossessa mai dei nostri cuori, lasciandoci inerti e indifferenti a ciò che vediamo sullo schermo. In questo senso, la parte finale del film, sulla carta la più trascinante, è vissuta e rappresentata con trattenuta partecipazione, come a voler dimostrare la totale assenza di emozione in un gioco che di umano non ha quasi più nulla.

Il cinema però è altro, è partecipazione, empatia, cameratismo ed entusiasmo, poco ci azzecca con l’ascetica rappresentazione di una realtà asettica. Il cinema è capace di prenderci per mano e trascinarci fuori di casa a tarda sera, di farci perdere la testa e di cambiarci la vita, è l’esatto opposto della ragione, è puro sentimento. Moneyball è un film impeccabile, così come lo sono il  suo protagonista e una schiera di straordinari non protagonisti, ma purtroppo non abbandona mai le fredde mura della nostra mente, per attecchire nel calore del nostro cuore e quindi della nostra memoria.

Personalmente, l’Oscar è lontano anni luce.

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