Mi conosco e so benissimo di essere un entusiasta.

Questa discutibile caratteristica mi porta spesso ad esaltare pellicole semplicemente molto belle, come veri e propri capolavori. Non so se questa caratteristica sia comune a tutti coloro che amano il cinema, costantemente alla ricerca di un bellissimo film da poter esaltare, ma so che sicuramente fa parte del mio essere, nel bene e nel male.

Questa apparentemente inutile premessa serve a dire che vorrei che fosse ben chiaro a tutti che, conoscendo i miei limiti, sono assolutamente nel pieno delle mie facoltà mentali, quando affermo senza ombra di dubbio che L’assaut, muscolare pellicola francese basata su di un fatto reale, è un grandissimo film di cui vi consiglio caldamente la visione.

Siamo alla vigilia di Natale del 1994, quando un commando di quattro terroristi della GIA, prendono in ostaggio un aereo AirFrance in partenza da Algeri alla volta di Parigi. Inizia il balletto diplomatico dei negoziati, ma appare chiaro fin da subito che dovranno essere le forze speciali francesi a sbloccare la pericolosa situazione di stallo.

Pellicola dura come il cemento, che poco spazio lascia all’azione fine a se stessa, ma che si concentra sui fatti, le parole, gli sguardi e i respiri degli attori coinvolti in questa sporca faccenda, L’assaut colpisce duro ai nervi e ai dotti lacrimali, arrivando a raggiungere un livello di coinvolgimento ed empatia davvero rare. I membri della squadra d’assalto e i loro familiari, i dubbi e gli ordini, fanno da corollario ad un film di luci ed ombre, in cui la cronaca si mescola con il cinema.

Senza una sbavatura di troppo L’assaut si dirige spedito verso il suo tesissimo finale, regalando allo spettatore attonito venti finali minuti di grande cinema, ricostruendo dettaglio dopo dettaglio la vera irruzione, arrivando perfino a ricalcarne l’effettiva durata. E’ nella sua parte finale infatti che il film vola altissimo, lasciando dietro di se incertezze e dubbi, per riconsegnare alla nostra videoteca, un meraviglioso e mirabolante scontro a fuoco finale, vera ridda di piombo, sangue, dovere, dolore e fratellanza.

L’ultima inquadratura ci consente infine di liberare il cuore, permettendoci di deflagrare in un pianto liberatorio e catartico, seza alcun pudore e privi di qualsiasi imbarazzo, finalmente felici per quanto abbiamo visto e per una volta davvero grati per quello che il cinema è ancora in grado di regalarci.

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