Shame è la storia di una discesa negli inferi. Senza sconti,  senza vergogna e senza catarsi.

Parabola di egoismo, onanismo ed impossibile empatia verso il prossimo, il film diretto da Steve McQueen, mette in scena l’ossessione di un uomo per se stesso e la sua incapacità di potersi occupare di alcuno che entri anche in maniera accidentale nel cerchio delle sue frequentazioni ed affetti, condannandolo così ad una completa astinenza da ogni rapporto umano e rendendolo di fatto immune alla compassione e al perdono.

Cecità e malattia, perversione e perdita, Fassbender si espone nudo e senza difese al pubblico ludibrio della vita, presentandosi senza sconti all’impietoso giudizio di tutti, ma soprattutto di se.

Film durissimo, sia da vedere che da vivere, nichilista e senza sconti, pronto ad estremizzare e portare fino in fondo una poetica distorta, disperata ed ipnotica. Metafora raggelante e chirurgica di una società moderna, profondamente smarrita nella contemplazione di se, Shame racconta un mondo vuoto e popolato da fantasmi, in cui il sentimento viene severamente punito e l’amore non esiste più.

La vergogna espressa dal titolo è quella che prova il protagonista verso se stesso e la propria vita, impossibilitato a cambiare e cambiarsi, deciso a provare, ma destinato a fallire. La vergogna è quella dello spettatore che si riconosce in Brandon-Fassbender, così profondamente solo e così determinato a perpetrare se stesso e i propri bisogni a discapito di tutto e tutti. Gli fa da contraltare l’innocenza della sorella Carey Mulligan, altrettanto sola e disperata, altrettanto incapace di scappare da se stessa, ma estranea al calda coperta dell’egoismo.

Aspetti speculari e complementari di una società e di un’umanità profondamente divisa, smarrita in se stessa,  disperatamente alla ricerca di un significato o più semplicemente di un abbraccio.

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