Dimenticando per un attimo la polemica che lo sottende, la questione secondo cui Shakespeare sarebbe solo un prestanome, bisogna ammettere che Anonymous è pellicola muscolare ed affascinante, un breve e lussuoso viaggio in un’epoca non priva di suggestioni e ricca di contraddizioni.

Più dello scandalo della tesi proposta infatti, del film di Emmerich colpiscono la sontuosità e l’incedere estremamente incalzante, puntellato da intrighi di corte, sbalzi temporali ed escursioni squisitamente teatrali nel mondo delle tragedie di Shakespeare. Proprio quest’ultimo elemento conquista il pubblico, non solo quello elisabettiano, regalandoci almeno una sequenza, quella tratta da Enrico V, da riportare a casa, avvolta tra le pieghe del cuore.

Anche quando non racconta la fine del mondo o le meraviglie dello spazio Emmerich non perde un grammo della sua tonitruante spettacolare arroganza, specchio di un cinema blockbuster non però privo di un  pizzico di anima. Anonymous scorre e corre verso la sua degna conclusione, omaggiando di fatto un’epoca e le ombre che ne hanno preso parte, attraverso le parole e i versi di un poeta che a discapito del dibattito sulla sua identità, sarà ricordato per sempre come il più grande drammaturgo di tutti i tempi.

Momenti come quello già citato, in cui il pubblico si infervora alle parole di un semplice attore, rievocando la battaglia di Agincourt, o come la furibonda e disperata carica del popolo alla volta della torre di Londra, valgono comunque la visione, facendo di fatto brillare di fulgida luce propria un film, che comunque non è mai ne mediocre, ne stupido.

Comunque la si guardi, la questione è sempre una sola e la si può riassumere con le parole del grande bardo: Essere o non essere… Anonymous sceglie di essere, fino in fondo, con tutte le sue forze, credendoci con tutte le sue forse e di fatto facendolo credere anche a tutti noi.

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