Sarà colpa dell’attualità e l’urgenza del tema trattato, sarà responsabilità di un Ben Stiller misuratissimo, quasi serioso, o di un Eddie Murphy lontano anni luce dalle scorreggione esagerazioni di film come Norbit, ma Tower Heist è proprio il tipo di film che non ti aspetti.

Equamente diviso tra un corpo da commedia, un’accattivante serie di suggestioni action e un’anima tutta drammatica, il film diretto da Brett Ratner risulta simpatico a prima vista, salvo poi restare anche piacevolmente conficcato in testa.

Ben lontano dal facile umorismo e punteggiato da una serie di riflessioni che hanno il sapore dell’empatia, Tower Heist mette in scena la storia di un furto ai danni di un uomo arrogante, colpevole di aver sottratto fior di quattrini ai poveri cristi che lavorano per lui. Siamo ovviamente dalle parti della crisi economica e dei grandi manager arraffa soldi, che si sono arricchiti sulle spalle degli umili risparmiatori, appare quindi immediatamente chiaro come una pellicola come questa sia estremamente attuale e capace di suscitare sentimenti di condivisibile rivalsa.

Come un qualsiasi film della serie Ocean’s l’intera pellicola  lavora per arrivare al colpo finale, porgendo anche molto volentieri il fianco all’affettuosa caratterizzazione dei suoi simpatici personaggi. La sensazione ora della fine è quella di trovarsi di fronte ad un film più complesso e profondo di quel che può sembrare in un primo momento, che nulla risparmia allo spettatore ben predisposto, dalla vendetta al divertimento, dalla giustizia al colpo di scena, senza disdegnare mai di regalare una strizzatina d’occhio o un dettaglio surreale.

Scanzonato ma riflessivo, leggero ma non etereo, Tower Heist è una bella sorpresa, il gradito ritorno di un Eddie Murphy in splendida forma (non è il solo) e la conferma ulteriore che un gruppo di affiatati attori può fare sempre e comunque la differenza.

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