L’idea è quella di fornirvi un calendario dell’avvento, da sfruttare in queste feste. Un post al giorno per 24 giorni, pubblicato allo scoccare della mezzanotte. La selezione delle pellicole è piuttosto atipica, ma soprattutto arbitraria. Dalla commedia al dramma, passando per la tv e l’animazione, senza però scordare quei film che , anche se non strettamente a tema natalizio, hanno da sempre scandito il periodo delle feste, o più semplicemente rappresentano un nostalgico ricordo a cui attaccarsi pervicacemente.

Ecco il film perfetto per questo Natale italiano 2011, così bello e soprattutto così vero.

Dimenticato o più semplicemente poco citato, Parenti serpenti diretto dal titanico Mario Monicelli è un impietoso e sulfureo ritratto del nostro amato paese.

La rappresentazione del Natale, in Parenti serpenti è una sarabanda di stilettate ai cattivi costumi e alle pessime abitudini di un’Italia che ama ritrovarsi in maniera ipocrita, riunita intorno ad un desco, per consumare una tradizione ormai vuota e priva di significato.

Il carosello di figli e figlie che si riuniscono sotto il tetto dei genitori per festeggiare la più sacra delle feste, è guastato da una ridda di parole al veleno sussurrate alle spalle e consuetudini perpetrate ai danni di una tradizione che ormai ha perduto la sua ragion d’essere. La famiglia raccontata da Monicelli gioca a tombola, si scambia doni e dedica canzoni alla mamma, salvo poi godere delle disgrazie altrui, rivendicare ciò che gli appartiene e criticare apertamente le scelte di vita di ogni membro della sua comunità.

Quando poi gli anziani genitori chiedono aiuto ai figli, la bolla esplode e l’ipocrisia lascia il posto ad una tagliente e manifesta guerra senza esclusione di colpi. Le sorelle smettono di restare tali e i fratelli si attaccano l’un l’altro, dimenticando decenza, coesione ed appartenenza. L’Italia di Parenti serpenti è intenta a proteggere il proprio orticello, perduta nella contemplazione del proprio ombelico, mentre il resto del mondo scorre indifferente. Il Natale accentua tutto questo, aumentando e sottolineando la distonia tra una festa che unisce e una genia di esseri umani piccoli e meschini, sempre più divisi.

Il finale poi è quanto di più intenso, crudele, amaro e dissacratorio si sia visto sugli schermi italiani. Coraggiosamente portato alle estreme conseguenze, Parenti serpenti abbatte tutti i tabù, dichiarando la propria appartenenza ad un popolo, quello italiano, che ha smarrito la propria identità, profondamente confuso e diviso tra una fetta di panettone e un’arrogante alzata di spalle, come a volersi scrollare di dosso ogni responsabilità o senso di colpa, seppellendo la propria dignità con una risata amara a mezza bocca, forse confinante con il disgusto, spesso molto simile ad un ringhio ferino e terrificante.

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