Happy hour, espressione in lingua inglese che significa letteralmente “ora felice”, è la fascia oraria in cui alcuni bar e altri esercizi pubblici praticano sconti, tipicamente sulle bevande alcoliche e sui salatini. (Tratto da Wikipedia)

Che cosa sia passato per la testa dell’uomo che ha regalato questo titolo indecente a The guard, quando lo ha impunemente coniato, resta un mistero insondabile. La spiegazione del termine Happy Hour che potete trovare all’inizio, infatti non ha la minima attinenza con il bel film interpretato da un  Brendan Gleeson maiuscolo, finalmente in un ruolo da protagonista assoluto. Si sa, il compito della distribuzione italiana non è direttamente proporzionale all’intelligenza e sembra invece più interessata a proporre i film nel modo più sbagliato possibile. Con un titolo come Un poliziotto da happy hour, infatti, non si capisce proprio che tipo di pubblico si voglia attirare, se non quello estremamente distratto o in preda ad una brezza alcolica senza precedenti. Il piano potrebbe anche essere un altro, cioè tentare di rendere la vita estremamente difficile ai cinefili, costringendoli a sudare 7 camice per scovare i loro film preferiti, nascosti tra false piste e titolacci da porno anni ’80. La risposta come al solito soffia nel vento.

The guard in realtà è un ottimo film, di quelli che anche se sai già dove andrà a parare e quali tasti suonerà per arrivarci, in realtà ti spiazza e ti lascia interdetto, indeciso tra una risata e una mezza riflessione che fa increspare le labbra. Lasciato libero di mostrare la sua tonitruante fisicità a pieno schermo, senza restrizioni di ruolo, Gleeson troneggia sui cliscé messi in scena, regalando una ventata di freschezza, a tratti esilarante, nell’asfittico panorama tendente al grigio, che ultimamente circonda questo genere.

Film poliziesco di maniera, ma anche rurale scontro tra culture e civiltà, capace sì di divertire, ma anche di regalare, quando necessario, un bel climax ricco di pathos drammatico, The Guard, si fa ricordare e ricordare, pur avendo ben piantate le proprie radici in un humus già ampiamente codificato da Guy Ritchie e soci.

Sarà a causa dei suoi azzeccati protagonisti, delle situazioni assurde che lo contraddistinguono, della strisciante atmosfera gaelica e probabilmente ancora più determinante, è la spiccia banalità con cui vengono affrontate alcune trovate di sceneggiatura, rese per una volta senza eccessivi istrionismi o frasi fatte da cioccolatino, ma The guard è titolo da rispettare e difendere.

Ma è sempre la solita vecchia storia, obietterà qualcuno. Sì, ma ci sono cuore, anima, umorismo, intelligenza e un gruppo di facce tra le più interessanti e meno valorizzate al cinema. Per il mio happy hour, questo basta e avanza.

.

VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA):

– 7,5 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Un salto al cinema lo meriterebbe pure… assolutamente da recuperare in dvd.

.

Annunci