Ho una cosa da dire, un consiglio da dare.

Personalmente credo che esista un unico modo per farsi conquistare da This must be the place, l’ultimo bellissimo film di Paolo Sorrentino e quell’irripetibile stratagemma sta nel guardare la pellicola con gli occhi del suo stralunato protagonista, Cheyenne.

Parabola di crescita ed accettazione di se, This must be the place, mette in campo una serie di vicende, che solo se guardate con gli occhi ancora vergini, ma comunque curiosi ed intelligenti di un ragazzo, acquistano veridicità ed incredibile sostanza. Non che la rock star interpretata magistralmente da un Sean Penn da Oscar, sia un adolescente, anzi, ma si tratta comunque della claudicante figura di un uomo che si è rifiutato di crescere, condizione di incanto e meraviglia, che gli permette di cogliere il mondo in tutta la sua banale, meravigliosa, contraddittoria e complessa semplicità.

Cheyenne, uomo-ragazzo di inizio millennio attraversa l’America e la propria infanzia, con la levità di chi sa cosa sta cercando, ma non riesce a capacitarsi di ciò che lo circonda. I suoi commenti infantili e la sua presenza fisica così disarmante, recano serenità e completezza a chiunque ne venga sfiorato, aiutando e lenendo, sanando e completando, vite lasciate a metà e ferite ancora sanguinanti. Gli stessi personaggi che gli fanno da corollario nel suo viaggio all’interno e al di fuori di se, possiedono una scintilla divina, che solo un non adulto come lui può cogliere, consegnandoli così di fatto ai territori dell’immaginazione e del mito.

Non sorprende che a molti questo film non sia piaciuto, purtroppo senza una chiassosa empatia, che permetta di sintonizzarsi fin da subito con il suo mood, il viaggio e le parole di Cheyenne ci appariranno distanti milioni di anni luce, smarrite in una galassia probabilmente episodica e forse per alcuni addirittura troppo rarefatta ed irritante. Ma a saper cogliere e ben guardare il film ha molto da regalare, a partire dalla celeberrima ricercatezza stilistica di Sorrentino, passando per l’ottima colonna sonora di David Byrne fino alla già citata  interpretazione di un titanico Sean Penn. Film piccolo eppure grandissimo, fatto di sfumature impercettibili e repentini cambi di umore, pronto a nutrirsi avidamente di sentimenti reali e presunti, di dialoghi fulminanti e di innocenti ed umanissimi dispetti infantili.

Per tutti quelli che avranno la voglia e la pazienza di andare oltre e di provare a sentire il film in modo diverso, il consiglio è solo uno:

Spalancate gli occhi e il cuore, così che la meraviglia possa invadervi l’anima.

.

VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA):

– 9 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Grande viaggio, grande sogno… grande schermo.

.

Advertisements