Melancholia è un capolavoro.

A qualcuno potrà sembrare azzardato, ma più ci penso e più credo che Lars Von Trier si avvicini sempre di più a Kubrick. La potenza espressiva del suo cinema, estremamente viscerale e concettuale, ricordano molto da vicino i capolavori del maestro e nella sua ineffabile, ineluttabile, innaturale perfezione, Melancholia non fa eccezione.

Cinema di silenzi e di potentissime immagini, di poche parole e di profonda solitudine, la pellicola del controverso danese, si concentra sull’essenza dell’umanità e sulla precaria inconsistenza del luogo in cui abita, il pianeta terra. La vita smette così di essere un’opzione percorribile, mentre il panico si impossessa delle menti e dei corpi di tutti gli esseri viventi. Lasciati soli, anzi vigliaccamente abbandonati da ogni forma di certezza e di consolazione, gli esseri umani trovano compimento e ragione nella famiglia e nell’effimera consapevolezza che questo possa bastare. In questo senso, l’insensatezza di ogni paradigma sociale, l’abbandono delle certezze e l’impossibilità di essere felici, ci appaiono in tutta la loro profonda vacuità.

Film apocalittico insolito, in quanto privo di qualsiasi forma di speranza o fede religiosa, sentimenti probabilmente inutili a risolvere e conciliare, Melancholia resta una spettacolare parabola sulla solitudine e sull’abbandono. Esseri umani privi di significato e direzione, smarriti nell’impossibilità di concepire la parola fine, si aggirano impotenti e spesso inconsapevoli, sulla superficie traballante di un misero pianeta, mentre il cosmo attorno a loro, muta indifferente ed imperturbabile.

Basterebbe l’ipnotico inizio a decretare la fine di ogni dubbio, sancendo una volta per tutte, l’abbandonarsi di anima e cuore ad una regia così lucida, che quasi spaventa, ma Melancholia regala ben altro allo spettatore che sa ben guardare attraverso lo sguardo distaccato di una Kirsten Durnst semplicemente perfetta. Il mondo che ci descrive Lars Von Trier è disperato e senza luce, avvolto nell’indifferenza e nel rimpianto, pronto a crogiolarsi tra l’infelicità e l’illusione di un’impossibile quiete. I protagonisti di Melancholia si agitano in preda all’incapacità di capire, mentre la pace invade chi riesce a vedere,  accettare e abbracciare il proprio destino.

Definitivo e autoriale, criptico eppure chiarissimo, di una bellezza lancinante e di una lucidità spiazzante, Melancholia è pellicola da amare in modo incondizionato o da odiare senza tregua per il resto dei vostri giorni, se preferite.

Insomma, è un film di Lars Von Trier.

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VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA):

– 9,5 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Tanta e tale magnificenza merita il grande schermo.

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