Auguro a voi e alle vostre famiglie una morte lenta e dolorosa.

La frase, mormorata a denti stretti da un gigantesco Toni Servillo, oltre a citare parola per parola la battuta di Fausto Tonna, condanna senza appello, in modo lapidario, il mondo dell’informazione italiana, un pò come già faceva un altro bel film di questa stagione, Habemus Papam, ridicolizzando l’inconsistenza e l’impreparazione, del servizio pubblico. Una tirata d’orecchie necessaria, che a saper ben guardare appare come una sveglia d’allarme, rivolta nei confronti di un’opinione pubblica che merita maggior rispetto adulto e di un mondo, quello dell’informazione, sempre più impegnato ad avvitarsi su se stesso, sperduto nella contemplazione del proprio ombelico e dimentico dei doveri che questo servizio impone.

Vive di bei momenti e di ottimi interpreti Il gioiellino, film misurato, importante e per una volta non dedicato all’imperante desiderio d’amore che sembra ammorbare il nostro cinema ormai da un decennio. Descrivendo il crack Parmalat e concentrandosi più sugli uomini che sugli effetti, Il gioiellino, si addentra nei meandri di una questione di irresponsabilità economica, che ha dell’incredibile.

Se Toni Servillo è uno splendido ragioniere ed amministratore delegato, Remo Girone, nei panni di un patron, ormai incapace di capire e risolvere i problemi, condannato a non capacitarsi del fallimento e votato alla fuga, è semplicemente disarmante. Descritti in maniera distante, con perizia, ma mai impietosamente giudicati, i protagonisti de Il gioiellino, mentono, lavorano, invecchiano ed ingannano loro stessi, impossibilitati a comprendere la voragine che li sta inghiottendo, lasciando dietro di se solo valori vacui e scuse sussurrate, furbi sciocchi e sconfitti arroganti.

Aria buona ed ossigeno prezioso per un cinema in evidente stato di affanno, capace di volare alto in pochissime occasioni, soffocato com’è tra commediole facilmente sciocche e film corali eterei come ectoplasmi. Coerentemente votato alla cronaca e alla comprensione di un meccanismo criminale che ha travolto tantissimi piccoli risparmiatori, Il gioiellino, riesce a raccontare economia e politica, un binomio fin troppo assente dalle nostre sale, senza mai allentare la tensione e l’attenzione, sintomo che il cinema adulto è forse non solo ancora possibile, ma anzi auspicabile.

Toni Servillo poi, ragioniere distante, spiccio, straffottente, lavoratore indefesso, incapace di amare e sentire, si conferma come uno dei migliori attori del nostro bel paese.

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VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA):

– 7,5 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Io compro il dvd.

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