Un violento colpo di tosse nel buio.

Così comincia Contagion, l’ultimo bel film di Steven Soderbergh.

Pur non scevro da difetti, con una certa tendenza a semplificare e catechizzare, Contagion è un ottimo film che si lascia ammirare senza sforzi e che passate ore dalla sua visione, resta ben impresso nella mente dello sventurato spettatore. Non a caso evoco la sventura, in quanto quello che ci si troverà ad affrontare in due ore di tesissima visione, è semplicemente un panico irrazionale e diffuso, che partendo dallo stomaco, andrà ad invadere lentamente cuore e cervello, fino a paralizzarci.

Perfetta fotografia della caducità e del fragilissimo equilibrio del nostro stile di vita, Contagion, arriva a descrivere in modo impudico ed entomologico, il più atroce e reale degli scenari. Usando il mezzo cinematografico, Soderbergh, indaga la natura umana, scomponendola e smembrandola, per poi mostrarci un ammasso sanguinolento di codardia, opportunismo, ambiguità e amore. L’essere umano spogliato del proprio bene più prezioso, il tempo, appare in tutta la sua nuda e cruda irrazionalità, ombra e fantasma di se stesso, eterea figura di passaggio in un disegno ben più complesso ed antico, pronta ad essere cancellata con un colpo di spugna.

Questa consapevolezza ferisce la retina e le pareti dello stomaco, più volte messo a dura prova da sequenze non certo rivoltanti, ma piuttosto cariche di un’intensità emotiva e a tratti bastarda, che toglie il fiato. Penso ovviamente all’incipit del film, 15 perfetti minuti di grande cinema, sottolineati dalle insistenti e sinistre note della musica di Cliff Martinez, che da soli giustificherebbero la visione.

Contagion è inedito ed inusuale, teso e a tratti delicato, spiazzante ed integralista, nel mostrarci la vacua incertezza del castello di carte su cui siamo seduti, in attesa di un gesto irresponsabile capace di spazzare via tutto. Alla luce di tutto questo gli si perdonano volentieri alcuni schematismi e una tendenza malsana a voler ridurre tutto ad una semplicistica formula elementare di causa ed effetto. Peccati veniali che scompaiono di fronte alla sincerità di alcune sequenze o all’ambiguità di alcuni protagonisti.

Pensandoci bene, l’intero film mette i brividi, mentre all’uscita della sala, ci rendiamo conto di non esserci mai sentiti così piccoli ed insignificanti.

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VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA):

– 8 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Gran bel film… Grande schermo.

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