Comincio con una confessione. Se in un film ci sono i bambini o il Natale, io piango. E’ scientifico, matematico, le mie lacrime sgorgano spontaneamente senza che io possa controllarle o ributtale indietro, la voce mi si spezza e il naso cola, mentre mi riduco ad una poco piacevole larva d’uomo scossa dai singhiozzi. Super 8 è il tipico film che spalanca i miei dotti lacrimali e nel finale, mi fa desiderare di essere lì, oltre lo schermo, in compagnia dei suoi piccoli protagonisti, per sognare e crescere insieme a loro.

Data tanta e tale premessa. mi sbilancio e lo dico fin da subito, Super 8, nuovo film diretto da J.J. Abrams e prodotto da Steven Spielberg è splendido, anzi un vero capolavoro che resterà incastonato nel tempo e nella memoria del cinema che verrà. Scalda il cuore assistere ad una pellicola così simile alle opere passate dello Spielberg che fu, penso ovviamente a E.T. e Incontri Ravvicinati, interamente dominata e  abitata da ragazzi, che attraverso uno spirito di corpo e di gruppo ormai appannaggio di un’epoca lontana, lottano e si fanno largo nella vita, sognando il cinema e abbracciando l’amore e l’ignoto.

La fantascienza è ovviamente il punto di partenza per questo film, che svela molto lentamente le proprie carte, avaro di sensazionalismo e generoso nel descrivere caratteri e sentimenti, senza mai cadere nella noia o nel già visto. Anche se la storia non è nuovissima, il punto di vista e lo sviluppo, garantiscono un impianto narrativo mai scontato e mai liquidabile velocemente o distrattamente, regalando anzi allo spettatore attento una gamma di emozioni e di sensazioni, che sembravano dimenticate.

Super 8 descrive un’epoca (il 1979) in cui l’assenza di connessione internet e l’endemica scarsità di social network, condannava i ragazzi ad uscire di casa e vivere avventure insieme, stupide e pericolose, che avevano comunque il sapore dell’urgenza e dell’infinito. Figli di padri incapaci di piangere e dediti al sostentamento della famiglia, ma non alla cura della prole, sognatori in miniatura che affamati di fuga e di vita, traevano nutrimento dal grande schermo, che restituiva loro l’infinità del cosmo. Super 8 restituisce quell’utopia e lo fa nel modo migliore, attraverso un film fatto di cuore, muscoli e sangue, anacronisticamente costruito senza pensare al presente e al cinema di oggi, ma abbracciando affettuosamente il passato.

Rallentando la velocità delle vicende narrate e prendendosi il tempo necessario di descrivere i suoi piccoli protagonisti, il cinema di J.J. Abrams guarda alla lezione di Spielberg, decidendo di non sacrificare mai l’emozione a favore dell’azione, regalandoci così un racconto credibile e a tratti toccante. L’affettuoso omaggio ad un cinema che fu e il genuino amore verso il perduto mondo dell’infanzia, sono i veri motori narrativi di un’opera che sceglie la fantascienza come cifra espressiva, ma che nasconde ben altro al proprio interno. La crescita, risulta essere la matrice interpretativa di un film, che racconta l’abbandono e l’amore, attraverso gli occhi ancora vergini di un manipolo di piccoli uomini e di una piccola importantissima donna, mentre il mondo adulto attorno a loro caoticamente implode.

Il sogno e l’utopia restano l’unica soluzione di fronte all’ inutile razionalità adulta, imprigionata dalla certezza e dalla consuetudine, incapace di cogliere il cambiamento e di accettarne le cangianti sfumature. Il cinema, come espressione di svelamento e cifra interpretativa del reale, irrompe nella vita dei piccoli protagonsiti, rivelando loro una verità altra ed aliena. Il cinema come mezzo per conquistare l’amore, affermare e vivere l’amicizia, scoprire e comprendere l’ignoto, mentre il mondo adulto, ormai cresciuto e distante, resta inerme ed indifferete, incapace di cogliere la magia e quindi di dare forma alla realtà.

Alla fine, cresciuti e cambiati, non ci resta che dire addio ad una parte di noi, aggrappandoci ad una nuova consapevolezza e a ciò che ci è rimasto, ciò che abbiamo ritrovato, mentre l’amore e le lacrime deflagrano potenti nel nostro cuore umano.

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VOTO DI TESTA (PASSATE ALCUNE ORE): – 9 –

VOTO DI CUORE (PERSONALISSIMO): – 10 –

VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA): – 9 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Cinema, cinema, cinema, cinema, cinema!!!!

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