La questione è sempre quella, gettare la spugna o continuare a combattere?

Tornato a casa dopo due settimane di ferie, il panorama è desolato e desolante. Non parlo della desertificazione, che sembra aver colpito la mia città, ma in senso più specifico, parlo di film e sale cinematografiche. Dando uno sguardo ai cinema, molti sono chiusi per ferie, gli altri invece programmano tutti lo stesso film. Passato l’entusiasmo di Harry Potter, che comunque qualcuno continua a proporre, il comune denomitare sembra essere Captain America, con l’unica eccezione dei Pinguini di Mr. Popper e di questo Hanna. Quindi che fare? Lasciare perdere, voltarsi dall’altra parte, far finta di niente e riguardarsi un bel classico in bluray, oppure rischiare ed entrare in sala? Personalmente credo che uno spettatore di cinema resti tale, 12 mesi l’anno, a dispetto di quello che il mercato italiano gli vuole imporre e quindi, fatto un bel respiro, la decisione è presa.

Hanna è un ottimo film, lo sarebbe anche in un momento di abbondanza, ma in un periodo di vacche magre come questo, è acqua fresca nel deserto. Pieno zeppo di suggestioni passate, proprie di quel bel cinema di una volta che ti prendeva lo stomaco e non ti faceva mai staccare gli occhi dallo schermo, Hanna è splendidamente girato e ancor più egregiamente interpretato da un tris di attori che francamente non deludono mai.

Se Eric Bana è asciutto ed essenziale come sempre, la parte del leone la fanno le due protagoniste, una Saoirse Ronan sempre più brava ed una Cate Blanchette da far gelare il sangue. La muscolare e classicheggiante regia di Joe Wright si fa perdonare alcune cadute di ritmo e l’assoluta determinazione ad ignorare facili scorciatoie ed epifanie dell’ultima ora, senza annacquare tutto in un consolatorio e zuccheroso lieto fine, fanno della pellicola qualcosa che deve essere visto.

Senza fronzoli o sbavature, mettendo in campo in egual misura, azione e cuore, inanellando alcune perle di rara cattiveria e spietata determinazione, senza dimenticare mai di delineare i caratteri dei suoi personaggi, Hanna, gioca di empatia e trasporto, senza mai compiacere del tutto lo spettatore, anzi tenendolo costantemente sulle spine, perennemente indeciso se provare compassione o distacco, per poi lentamente ed inesorabilmente arrendersi ad una incondizionata pietas verso la fortissima/fragilissima piccola protagonista.

L’assenza di un vero happy end garantisce una fiera integrità, che confusa in un labirinto di specchi, una foresta di favole e trovando il proprio compimento tra le fauci spalancate di un lupo, conclude con dignità le avveture di una giovane donna, mai stata davvero banbina e smarrita in una corsa senza fine, senza riposo.

A conti fatti, il cinema ha vinto ancora.

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VOTO DI TESTA (PASSATE ALCUNE ORE): – 7,5 –

VOTO DI CUORE (PERSONALISSIMO): – 8 –

VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA): – 7,5 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Visto il periodo, merita una gita in sala.

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