L’idea è quella di recensire tutti i film della saga, in occasione dell’uscita dell’ultimo capitolo. Dal primo film datato 2001 fino alla seconda parte del settimo, in uscita nel 2011, dieci anni di attese, promesse e qualche conferma, ma soprattutto dieci anni di crescita.

In chiusura de Il calice di fuoco, mentre le scuole ospiti lasciano Hogwarts, Hermione Granger dice agli amici Harry Potter e Ron Weasley: Niente sarà più come prima vero? Sarà lo stesso Harry a rispondere con un lapidario: No.

Con queste parole termina il quarto film della saga, preannunciando effettivamente ciò che verrà dall’Ordine della Fenice in poi. Ormai il dado è tratto, l’oscuro signore è tornato e la divisione prima, seguita dalla guerra poi, avvolgono tutto e tutti.

Ultimo gioco ed ultima occasione per essere, almeno in parte, ragazzi, Il calice di fuoco è talmente ricco di suggestioni visive, da apparire a tratti ridondante. Se da un lato troviamo l’affascinante Torneo Tremaghi, dall’altro gli impacciati tentativi galanti di Harry e Ron per poter affermare e gratificare la propria mascolinità fanno sì sorridere, ma alla lunga appesantiscono il tutto, distogliendo forse troppo l’attenzione  prima del colpo di coda finale.

Più di ogni altra cosa infatti, Il calice di fuoco, segna la resurrezione di Voldemort, magnificamente interpretato da un gigione Ralph Fiennes, qui pronto per la prima volta ad incrociare la bacchetta contro Harry Potter, in un duello all’ultimo sangue. Questo primo faccia a faccia segna lo spartiacque tra quella che era una splendida favola per bambini e un adulto apologo che inizia a puzzare di morte.

Indubbiamente ricco di trovate e sequenze pregevoli, spesso smarrito tra draghi sputa fuoco e labirinti della coscienza, Il calice di fuoco, ci mostra dei protagonisti finalmente cresciuti e liberi dai fanciulleschi orpelli che ne contraddistinguevano la quotidianità. Non più gommose tutti i gusti più uno e rane croccanti, ma imbarazzi adolescenziali e incomprensioni cameratesche, dettati da un mondo, quello nascosto in ognuno di noi, che sta cambiando.

Strano poi vedere Robert Pattinson, anche lui ormai alle battute finali della saga che lo ha consacrato, dividere l’inquadratura con Daniel Radcliffe, come in un ideale passaggio di testimone letterario e cinematografico, tra una generazione ed un’altra, la prima legata ad arcane  profezie e stupefacenti magie, l’altra travolta e smarrita tra lupi mannari, vampiri e una Bella da salvare e amare.

Il finale è appannaggio di lampi di luce rossa e blu, mentre le bacchette si sfidano, si sfiorano e ci conquistano, trascinandoci in un ipnotico balletto di morte, di cui i nostri occhi non saranno mai sazi.

… E che bello poi per un appassionato del Doctor Who, come me, scorgere David Tennant tra il cast.

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VOTO IN VALORE ASSOLUTO: 7

VOTO NELLA SCALA POTTEROLOGY: 7/8

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