1986… Il sottoscritto aveva 14 anni e tutto andava davvero bene.

Per capirci, in quell’anno usciva True Blue, che avrebbe consacrato Madonna, i Queen davano corpo e mito al film Highlander, grazie ai brani tratti da A kind of magic e il sottoscritto si sdilinquiva dietro alle giunoniche forme di Samantha Fox. Al cinema poi si tremava con The hitcher, si toccava il cielo con un dito grazie a La mosca, si viaggiava nello spazio con Aliens – scontro finale e si metteva alla prova il gusto del proibito andando in sala per vedere una travolgente e sconvolgente Kim Basinger, protagonista assoluta e mai dimenticata di 9 Settimane e 1/2.

Non sono impazzito, lo giuro, questo resta un blog sul cinema e non una passeggiata sul viale dei ricordi, ma appena finito di vedere questo delizioso Hot Tub, una salva di ricordi e congetture mi ha invaso la mente, costringendomi ad un personalissimo viaggio nel tempo attraverso i citatissimi, odiatissimi e amatissimi anni ’80.

Storia scanzonata e ridanciana su di uno sparuto gruppetto di amici che, a causa di un idromassaggio macchina del tempo, si ritrova nel 1986, con l’opportunità di cambiare il futuro e ritrovare una buona volta la strada perduta, Hot Tub non è solo un omaggio a quegli anni così troppo spesso citati (non vi sfugga la presenza nel cast di due icone di quel periodo, Chevy Chase e Crispin Glover), ma è anche e soprattutto una solida pellicola di crescita e formazione. Ricordando da vicino alcune pellicole del compianto John Hughes e strizzando molto spesso l’occhio al meccanismo narrativo proprio di opere immortali quali Ritorno al futuro, il  film conquista e diverte, con irriverenza, simpatia e una buona dose di sorniona ruffianeria.

Al di là del divertente corto circuito temporale, la carta vincente del film e il suo vero motore narrativo, risiede nel rapporto d’amicizia interrotto tra i protagonisti, una ferita mai rimarginata e una serie di occasioni mancate, che costituiscono il cuore pulsante di questo innocente film. Giocando d’empatia e solidarietà maschile, Hot Tub, regala la radiografia di un periodo storico, l’adolescenza, in cui ogni cosa viene vissuta con un’intensità e un coinvolgimento senza eguali. In questo senso John Cusack e compagni, incapaci di fronteggiare le proprie debolezze da soli, risultano vincenti come gruppo, offrendo una convincente soluzione alla frattura che li rende incompiuti.

La verità è che la vicenda narrata nel film è talmente universale da creare un’immedesimazione immediata, sorretta da trovate di sceneggiatura assolutamente geniali (la telefonata alla moglie di 9 anni, Lougle… e potrei continuare per alcune righe) e da un quartetto di attori in stato di ingenua grazia. Hot Tub è proprio una splendida sorpresa di fine stagione, un saggio su come dovrebbe essere un film sui viaggi nel tempo, una disincantata parabola sugli anni che passano, sulle occasioni che tornano, gli amici che restano e i sogni mai abbastanza impossibili da essere sognati.

E per un attimo, per un lunghissimo attimo si torna giovani, indietro a quegli anni di plastica, lacrime e sperma, mentre la nostra vita ci appare distante e tutto il cosmo sembra girare insieme a noi, alimentato dai nostri ricordi e dalla voglia di tornare a sognare e ad essere.

Yes… I’m on my way… Home sweet home.

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VOTO DI TESTA (PASSATE ALCUNE ORE): – 7,5 –

VOTO DI CUORE (PERSONALISSIMO): – 9 –

VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA): – 8 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Tuffatevi al cinema in questa meraviglia che vale tutti i vostri soldi.

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