NOTA PERSONALE PER IL SOTTOSCRITTO

Invecchiando, i film in costume mi acchiappano, intrigano e conquistano sempre di più, prima o poi dovrò fare una riflessione su tutto questo.

FINE DELLA NOTA PERSONALE

The Conspirator è un ottimo film, diciamolo subito, in modo da fugare qualsiasi dubbio in merito possa sorgere leggendone peste e corna in rete, un ottimo film, di quelli che portano lo spettatore a ragionare, senza costringerlo a sorbettarsi tediose sparate sui massimi sistemi, ma portandolo lentamente ed inesorabilmente ad un’epifania cinematografica e storica.

Il sempre bravo Robert Redford, qui in veste di regista, mette il dito sulla piaga e attraverso la descrizione di un processo sommario nei neonati Stati uniti, ai danni di una donna, Mary Surratt, coinvolta nell’omicidio di Lincoln, decide di mettere in scena una lucida parabola sul sangue e sulla vendetta. A noi spettatori, giudici e giuria, il compito di trarre le somme e di constatare come la terra delle opportunità e della libertà, sia stata fondata su ben altri discutibili valori. Tesi imbarazzante e tanta carne al fuoco, per una pellicola piuttosto rigorosa e militante, capace finalmente di farci riflettere sul presente e sul futuro, mentre ancora una volta, è il passato ad illuminarci la strada.

Con un cast molto interessante, in testa Robin Wright e James McAvoy (ormai lanciatissimo), ma pieno zeppo di comprimari di lusso, a partire da Kevin Kline, Tom Wilkinson e Colm Meaney, rigoroso e formale nella messa in scena, senza indugiare nella lacrima, ma solo nell’emozione, The Conspirator è un film più coraggioso ed importante di quel che può sembrare. La regia di Redford, di solido impianto classico, ben si adatta a storie come questa in cui il diritto si sposa con la storia, pronto a regalarci inediti squarci di anacronistico cinema. Il cinema di Redford infatti proviene da un’epoca lontana in cui la storia viene prima di effetti speciali, protagonisti di grido e scorciatoie di sceneggiatura, un cinema fiero e indomabile, capace ancora una volta di cantare al cuore degli spettatori.

Non siamo dalle parti del capolavoro, ma certamente regala una bellisima sensazione al cinefilo, assistere ad una pellicola di matrice classica, che ha la forza di ergersi ancora in piedi, a ricordare a tutti noi, che un tempo esisteva un cinema senza 3d, campagne pubblicitarie miliardarie e senza la totale incapacità odierna di scegliere un pubblico a cui rivolgersi.

Redford, sceglie, sbaglia, racconta e resiste, mettendoci a disposizione un cinema di idee, di dettagli e di avvincente passione. Non è poco.

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VOTO DI TESTA (PASSATE ALCUNE ORE): – 7,5 –

VOTO DI CUORE (PERSONALISSIMO): – 8 –

VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA): – 7,5 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Merita la sala cinematografica.

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