13 Assassini è un vero e proprio tour de force per qualsiasi spettatore, una lunghissima cavalcata nel mondo dei samurai, dell’onore e del sangue, che non risparmia niente e nessuno, in nome di un’etica e di un ideale, mai banali e mai fini a loro stessi.

Con un classicismo rigoroso e una poetica straordinariamente feroce, il nuovo lavoro di Miike, ricorda i capolavori di un certo cinema che fu, fatto di onore e morte. Molto Peckimpah e altrettanto Kurosawa, per un lento balletto di sangue, che vede schierati 13 samurai, contro un intero esercito, pronti ad uccidere un nobile dagli ideali malsani e discutibili. Onore e fedeltà, idealismo e utopia, tutto si mescola e si confonde in questa attualissima parabola che parla del potere e del popolo, della legittimità delle azioni e del prezzo da pagare per realizzarle.

13 Assassini, forte di un’estetica ipnotica e della potente fascinazione evocata dal sangue, ci immerge in un mondo fatto di regole e fango, amicizia e giustizia, acciaio e lerciume. Fin dal principio incanta con una sequenza fortissima e abbagliante, per rivelare poi tutta la sua carica esplosiva negli ultimi lunghissimi quaranta minuti finali, dedicati interamente alla battaglia. Battaglia che forse non è per tutti, ma che nella sua mirabile messa in scena incanta e conquista, ricca com’è di azione, regia e puro cinema. Esempio mirabile di genere e di consapevolezza di uno straordinario mezzo espressivo, il film di Miike ha diversi piani di lettura, dal più lineare e godibile fatto di azione fine a se stessa, fino alla riflessione più militante e radicale.

Morte, sofferenza e sacrificio dunque, mentre la mente dello spettatore va inevitabilmente a ricercare il vero significato di ciò che vede sullo schermo, attualizzandone il messaggio ed arrivando a comprendere che il regista ci regala una lucida riflessione sulla tirannia e sulla legittimità delle azioni del popolo. Cinematograficamente potente e  stilisticamente ineccepibile, 13 Assassini assomiglia ad un western, che sostituisce le spade alle pistole e i samurai ai pellerossa, senza rinunciare mai al crudo, violentissimo e anarcoide realismo, marchio di fabbrica del cinema di Miike.

La lotta per seguire la giusta strada che ognuno di noi ha di fronte e il tentativo di diventare finalmente ciò che siamo, non è mai stato tanto affascinante, etico e pieno zeppo di sangue.

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VOTO DI TESTA (PASSATE ALCUNE ORE): – 9 –

VOTO DI CUORE (PERSONALISSIMO): – 9 –

VOTO DI PANCIA (APPENA FINITI I TITOLI DI CODA): – 8,5 –

CHE INVESTIMENTO MERITA DA PARTE VOSTRA:

Correte al cinema.

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