Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

C’è stato un momento in cui tutti quelli che oggi hanno circa quarant’anni, hanno sognato le stelle.

C’è stato un momento in cui tutti quegli uomini e quelle donne di oggi, chiusi in una sala cinematografica, hanno creduto e sperato, desiderato e lottato, perdendosi cuore e anima nel buio dei pianeti e immaginando navi spaziali ed incontri intergalattici, sognando buffi extraterrestri e una pletora di protagonisti troppo simili a loro. Avventure inimmaginabili, viaggi nel tempo e amori adolescenziali, perduti per sempre tra un’utopia, un colpo di genio e un’interminabile serie di parole memorabili, mandate a memoria e mai dimenticate.

Paul è il tenero e commosso omaggio a tutta quella strana generzione, che ignara ha attraversato indenne (o quasi) gli anni ’80, un film semplice eppure ricchissimo, diverso da ciò che appare e forse proprio migliore per questo. Accompagnato da un trailer che lo accomuna, sbagliando, a tantissimi prodotti simili, pellicole dissacratorie e poco serie, in cui la trama è un semplice pretesto per dileggiare tutto e tutti, Paul è differente e a suo modo più profondo. Determinato ad omaggiare ogni pellicola caposaldo della fantascienza che fu, con una predilezione ovviamente per E.T. di Steven Spielberg, il film diretto da Greg Mottola, già responsabile degli interessanti Suxbad e Adventureland, conquista immediatamente grazie alla sua innocenza e alla conclamata purezza di intenti.

Molto meno volgare di quasi tutte le commedie ultimamente in circolazione, Paul stupisce per la sua anacronistica determinazione a farci toccare l’infinito con un dito. In questo senso, l’assenza di cattiveria politicamente scorretta, il continuo sottolineare valori positivi, come l’amicizia, la conoscenza e l’empatia, non fanno altro che accrescere la simpatia che ammanta fin da subito la pellicola. Figlio di uno stupore antico e di un cinema ormai estinto, Paul regala ad una nuova generazione di futuri cinefili, uno scampolo di incantato paradiso, libero dal cinismo e dalla disincantata voglia di buttar tutto in chiasso, che ultimamente soffocano ogni tentativo di sceneggiatura.

Se è vero che il politicamente scorretto è apprezzabile, è anche verissimo, che quando diventa maniera e compiaciuta autocelebrazione, fallisce miseramente, facendo rimpiangere un classicismo perduto e troppo spesso dimenticato, in cui il cinema non voleva far lo sgambetto a nessuno, ma era determinato a far restare a bocca aperta i suoi fortunati fruitori. Non sto dicendo che una pellicola come Paul ha le possibilità e le aspirazioni di quel passato, ma ritengo che conservi intatta quella semplice e sincera voglia di proporsi ad un pubblico nuovo e pronto a cogliere accenni di stupore e promesse di future meraviglie. Il resto è citazionismo spinto e un pò nerd, che piacerà a tutti gli appassionati di ieri e di oggi. Una ridda di pellicole e di idee, di battute riviste e corrette, di comparsate e di suggestioni, snocciolate con affetto e con nostalgia, capaci di lasciare lo spettatore piacevolmente sorpreso.

Paul è una dichiarzione d’amore, un inno ad un genere che oggi non esiste più, il grido di dolore di un cinema che negli ultimi anni ha smesso di guardare le stelle, per finire a raccontare la terra e i suoi cinici abitanti, sempre più indaffarati e persi in loro stessi, a tal punto da aver smarrito i propri sogni, consegnando così il nostro mondo al buio della paura e non alla sfolgorante luce del domani.

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VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Bellissimo, 8
Se avete da 13 a 20 anni: Bello, 7
Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Che nostalgia, 7
Se avete da 40 anni in su: Remember remember, 7

QUANTO SIETE DISPOSTI A SPENDERE

Al Cinema! La fantascienza vale sempre il grande schermo.

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Brano tratto dalla soundtrack del film

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