Robert Rodriguez è il fratellino dispettoso di Questin Tarantino, tutti i suoi film sono puro divertimento, sberleffo, risata ed eccesso.

Machete nasce quasi per scherzo, come falso trailer a far da trait d’union tra Planet Terror (diretto appunto da Rodriguez) e Death Proof  (appannaggio di Tarantino), tasselli dell’operazione Grindhouse. La storia del messicano Danny Trejo in cerca di vendetta e con una spiccata abilità nel maneggiare il machete, era troppo succulenta perchè uno come Rodriguez non decidesse di approfondirla a modo suo.

Il risultato è un film strepitoso, una cascata di trovate, luoghi comuni e ribaltamenti di questi, da far impallidire Stallone e i suoi Expendables. La carta vincente della pellicola è il suo eccesso e la sua disincantata goliardia, che vanno a comporre un lunghissimo omaggio al genere, un vero e proprio inno alla libertà e alla dignità di un certo tipo di cinema, troppo spesso bistrattato, dimenticato e nascosto sotto il tappeto.

Il cast è da cardiopalma, se Danny Trejo è perfetto nel ruolo della sua vita, non gli sono da meno un divertito Steven Seagal, una grintosa Michelle Rodriguez, le sensuali Lindsay Lohan e Jessica Alba, un indimenticabile Cheech Marin, un redivivo Don Johnson, uno spietato Jeff Fahey ed uno strepitoso Robert De Niro, finalmente lontano da ruoli sbagliati e da pagliaccio.

Machete affonda le sue radici nel genere, nutrendosi delle sue debolezze e del suo lirismo, capace come nessun altro di restituire un’intatta potenza espressiva ed un’anarchica libertà di contenuti. Rodriguez gioca con gli spettatori e con i suoi protagonisti, disseminando trappole ed aggiustando colpi allo stomaco, nutrendosi avidamente di tutti i topoi narrativi cari al genere, ribaltandoli ed esplorandoli fino in fondo per poi risputarli in faccia al suo pubblico, che mai sazio ne chiederà ancora.

Manca ancora un passo a Rodriguez per diventare un vero autore e non un semplice marchio di fabbrica. In maniera non molto dissimile da come ha già fatto il suo compagno di merende Quentin Tarantino, deve solo trasformare il suo cinema in qualcosa di più profondo di un bellissimo giocattolo da guardare. Se Tarantino con i suoi ultimi film (Death Proof, ma soprattutto Inglorious Basterds) ha saputo travalicare il divertimento fine a se stesso, per addentrarsi in una seria analisi metacinematografica, frutto di una riflessione e di una presa di coscienza da brividi, così Rodriguez sarà veramente un autore, quando smetterà di dedicarsi alla seppur splendida superficie, per scavare finalmente in profondità.

Chissà cosa potrebbe trovare… e noi con lui, grati per tutto quel cinema e tutto quell’amore.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Vietatissimo, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Capolavoro, 10
Se avete da 20 a 30 anni: Molto bello, 8,5
Se avete da 30 a 40 anni: Mirabile, 9
Se avete da 40 anni in su: Notevole, 8

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