Non è facile affrontare questa recensione a mente sgombra, soprattutto a causa dell’amore che nutro per Boris, la serie. Difficile non rivelare nulla e difficile restare obbiettivi di fronte ad un’opera che con i suoi difetti e i suoi limiti (perchè ne ha) ci regala comunque un briciolo di verità.

Dopo tre stagioni folgoranti (la prima un vero capolavoro, la seconda debolina e la terza una lucida e splendida riflessione sullo stato dell’arte in Italia) Boris approda al cinema e lo fa nel migliore e più prevedibile dei modi, senza in realtà cambiare formula e senza scontentare nessuno. La sensazione è quindi quella di assistere ad una chiosa finale, una miniserie di 5 puntate da gustare tutta d’un fiato.

Sostenuto dalla solida interpretazione di Pannofino e soci, Boris – Il film, sposta doverosamente l’attenzione dalla tv al cinema, senza mai rinunciare, anche in questo caso, a demolirne i luoghi comuni. Sceneggiatori ridicoli, professionisti intoccabili ostaggio di tempi di lavorazione dilatatissimi, la cultura in mano ad una sinistra fintamente colta ed invece pronta a buttarsi a capofitto nella più scorreggiona delle idee, attori egocentrici, stupidi, drogati e pieni di nevrosi… e in mezzo a tutto questo il cinema, il nostro cinema, che soffre e langue, soffocato tra progetti impossibili e l’onnipresente voglia di buttare tutto in commedia.

Se si può riconoscere un difetto al film, questo è da ricercarsi nella scarsa coesione di tutti gli elementi citati, probabilmente frutto di un impianto narrativo troppo televisivo, ulteriormente evidente nella seconda parte, destinata ad appesantire inesorabilmente il film. La sensazione che se ne ricava  è quella di un impegno talmente ossessivo nel voler mantenere la caustica formula che ha fatto la fortuna della serie, da lasciar languire la storia, condannata a smarrirsi tra critica e malcostume, ironia e  indignazione.

Cartina tornasole di un paese solipsista e sciocco, incurante dell’ignoranza di cui si bea, Boris-Il film è comunque e sempre un prodotto del suo tempo, intelligente e sulfureo, certo, ma pur sempre frutto di un cinema che ormai non osa più, arrivando a rifiutare con matematica precisione ogni accenno a storie decisamente più universali. Non mi sto lamentando per carità, il film è brillante ed esilarante al tempo stesso, ma non si può fare a meno di registrare l’assenza di una visione, di un disegno più ampio, capaci di valicare il tempo e lo spazio, per riconsegnarci ancora tra cinquant’anni una vera idea di cinema.

Come il cinepanettone che finisce per citare, anche Boris si smarrisce nella risata, nella burla, nello scherzo, finendo per restituirci una disillusa istantanea di uno stato della cultura assolutamente pietoso, ma incapace di riconsegnarsi al mito, alla storia, alla leggenda di un cinema che possa finalmente definirsi tale. In questo senso lo sguardo amareggiato di Renè Ferretti nel finale, restituisce una dimensione e una misura di riflessione, capace da solo di regalare un barlume di epica, disillusa, rassegnata e spavalda umanità, che forse credevamo di aver perduto per sempre.

Quello sguardo è lo sguardo di un uomo che ancora sa sognare e che forse continuerà a farlo, da solo.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Bello, 7
Se avete da 13 a 20 anni: Molto bello, 8
Se avete da 20 a 30 anni: Molto Bello, 8
Se avete da 30 a 40 anni: Bello, 7,5
Se avete da 40 anni in su: Bello, 7,5

QUANTO SIETE DISPOSTI A SPENDERE

8 Euro al cinema li vale tutti.

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