Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Ci sono due sequenze in questo film, che da sole ne giustificherebbero l’intera visione. Personalmente sostengo che il valore di una pellicola vada giudicata nel complesso, ma sono altrettanto convinto che negli anni, ciò che resta in mente sono alcune sequenze, sensazioni fugaci di emozioni sfiorate, momenti indimenticabili da consegnare all’infinito. Ma andiamo per ordine.

The next three days è l’ultima fatica di Paul Haggis, regista che qualche anno fa fece gridare molti al miracolo, grazie al corale, ma furbetto Crash. Personalmente ho apprezzato quel film, ma la sua parentela più o meno involontaria con lo splendido Magnolia, mi aveva lasciato un pò freddo. La musica è cambiata con il successivo Nella valle di Elah, in cui un maiuscolo Tommy Lee Jones cercava notizie del figlio, tra una menzogna e uno sguardo ostile. Film minore, sicuramente meno pretenzioso, più omogeneo e solido, anche se forse un pò di maniera, Nella valle di Elah, gettava le basi della poetica di Haggis, concretizzatasi finalmente in questo bellissimo film.

Remake del francese Pour Elle (2008), The next three days, ha l’ipnotico incedere del thriller e la spiazzante banalità del quotidiano, entrambi impegnati a far da corollario alle peripezie di un professore di lettere, deciso a far evadere dal carcere la moglie, condannata a vent’anni per omicidio. Film di fuga e di maniera, ma affrontato senza sbarazzina ilarità e spacconate da bar, The next… inchioda alla poltrona con la sua ineluttabile semplicità, fatta di concretezza e non di complicati colpi di genio. Mosso da emozioni elementari e note a tutti, come l’amore, la disperazione e l’utopia, il film non lascia tregua a chiunque decida di avvicinarvisi, destinato a restare intrappolato nella fitta rete di colpi di scena, orchestrati dal regista.

Non perdendo mai di vista l’intrattenimento, il risultato è una simbolica caccia ai mulini a vento, pindarica cavalcata verso l’impossibile, con l’unico scopo di renderlo reale. La dignità e la spiazzante normalità del sempre bravo Russel Crowe, rendono possibile l’incantesimo, compiendo il miracolo di rendere plausibile l’incredibile.

Questo probabilmente basterebbe, ma come già detto, possiamo contare su due sequenze talmente belle da togliere il fiato. La prima ha a che fare con la fuga, un figlio e una scelta difficile, sequenza piena zeppa di adrenalina e rassegnata umanità, capace di farci balzare il cuore in petto e di farci desiderare di dilatare lo spazio e il tempo. La seconda e forse più importante, sfiora la banalità, ha a che fare con uno sguardo, un abbraccio, un padre incapace di parlare e un figlio che ormai non sa più ascoltare.

Scena intima e toccante, interpretata dal protagonista e dal vecchio leone Brian Dennehi (che bello rivederlo sul grande schermo),che senza parlare esprime un mondo intero di emozioni e di promesse, cancellando in un istante, in un gesto, una vita di silenzi, incomprensioni e ignoranza l’uno dell’altro. Sequenza splendida, che ne ha fatta affiorare un’altra alla mia mente, si sa il cinema vive di emozione e memoria, in particolare, il finale dello splendido Il banchetto di nozze, diretto dal poliedrico Ang Lee, che allo stesso modo proponeva la commovente relazione intercorsa tra un padre e un figlio, così distanti eppure in quel singolo lunghissimo momento carico di significato, così vicini.

Cinema, dell’emozione, dell’intrattenimento, dell’essere, del credere, del sentire e del ricordare. Cinema che ci appartiene e che si rinnova, abbracciando la nostra mente e facendoci perdere nella meravigliata contemplazione di un fascio di luce, al cui interno accadono miracoli e tutto, per un momento, sembra possibile.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Bello, 7
Se avete da 13 a 20 anni: Molto bello, 8
Se avete da 20 a 30 anni: Molto bello, 8
Se avete da 30 a 40 anni: Molto bello, 8
Se avete da 40 anni in su: Molto bello, 8

Brano tratto dalla Soundtrack del film.

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