Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Forse, tra 50 anni, quando al cinema ci si andrà con la propria console per collegarsi al grande schermo e giocare, interagendo con il film e con i suoi personaggi, Sucker Punch sarà salutato come un antesignano illustre, un profeta della visione videoludica, un tassello indispensabile della poetica del videogame, ma fino ad allora, temo che resterà nella memoria di quanti avranno la sventura di imbattervisi, come una colossale cazzatona col botto.

Dopo un prologo interessante e soprattutto muto, il film delimita subito il campo, relegando se stesso e lo spettatore con lui, nel variegato mondo del volo pindarico. Figlio di una poetica eccessiva ed esteticamente forzata, il nuovo film-mostro di Snyder, eccede e riesce ad essere perfino irritante. Colpevole di proporre una successione di eventi estremamente prevedibili, a partire dal banalissimo finale, il più delle volte confusi da uno tsunami di immagini accattivanti ma vuote, Sucker Punch, fatica a trovare la sua strada, soffocato tra insistite sparatorie, bombe, sfiancanti combattimenti, un drago, un nugolo di feroci robot, una serie infinita di ralenti e un’irritante sequela di ultime parole famose, recitate a fior di labbra.

Che Snyder fosse regista eccessivo, pantagruelico e tonitruante lo si sapeva già (300, Watchmen) ma il nostro, una volta lasciato libero di scrivere e dirigere, esagera, mettendo in scena un universo talmente satollo di immagini e suggestioni, da provocare la più memorabile delle indigestioni. Le peripezie dell’affascinante Baby Doll e delle sue compagne di prigionia, all’inizio incuriosiscono, a metà film stancano e verso la fine inducono alla fuga anche il più volenteroso degli spettatori, schiacciato dalla rappresentazione di un mondo estremizzato e tutto al femminile, in cui esiste solo il bianco e il nero, il bene e il male. Gli uomini sono relegati a pedine, viscidi esseri capaci solo di approfittarsi delle fanciulle indifese, protagoniste del film, senza alcuna possibilità di redenzione o di crescita, relegando l’intera operazione ad un’analisi superficiale e piatta, schematica e a tratti sciocca.

La pecca più grande di Sucker Punch resta la sua incapacità di farci provare empatia o la più piccola emozione, di fronte al destino delle sue protagoniste, congelate e immobili, all’interno di un quadro perfetto, ricco di colori, eppure così vuoto, freddo e morto. Una briciola di emozione in più, sacrificando un grammo di estetica, avrebbero giovato al film, donandogli umanità e respiro, così resta solo uno stupido catalogo illustrato, patinato ma inarrivabile, suggestivo ma troppo lontano da tutti noi, dai nostri sogni e dalle nostre vie di fuga.

In defiitiva troppo lontano dal cinema.

 

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Figo, 7
Se avete da 13 a 20 anni: Figo ma noioso, 6,5
Se avete da 20 a 30 anni: Noioso, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Lasciamo perdere, 4
Se avete da 40 anni in su: No comment, 3

 

 

Brano tratto dalla Soundtrack di Sucker Punch

 

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