Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Chi di voi ha ogni tanto la bontà di leggere queste pagine, si sarà già accorto dell’acrimonia che nutro per le pellicole italiane che riducono ogni problema, all’affannosa ricerca della felicità. Immaturi a ben guardare non fa eccezione, anche se il film qualche pregio ce l’ha, ma una volta di più trovo non sia banale interrogarsi su questa tendenza ormai endemica del nostro cinema.

Immaturi comincia nel modo migliore, cioè con un’idea felice, un gruppo di quarantenni si troveranno a dover rifare l’esame di maturità, sarà l’occasione per rivivere un tempo ormai passato e mai dimenticato. Comincia così il film diretto da Paolo Genovese, strizzando l’occhio a tutti gli spettatori, che attraverso le vicessitudini dei protagonisti, rivivranno la propria storia personale. Viene alla mente Compagni di scuola di Verdone, anche se qui, nel nuovo millennio non c’è spazio per il rimpianto, la lacrima, la tragedia, la miseria e l’ipocrisia, gli Immaturi di oggi non si intristiscono mai e tra una battuta e una canzonetta, un bacio rubato e un’epifania fin troppo repentina, cercano disperatamente di essere felici, felici, felici.

Gli stessi modelli rappresentati sono tutti professionisti, affascinanti e realizzati, guasconi e sentimentali, qui e ora le bassezze della vita quotidiana, con il suo egoismo e la sua falsità, vengono lasciate fuori campo e anche quando nel gruppo si insinua il tradimento, questo viene prontamente perdonato nel nome di un ideale più alto di fratellanza universale e consapevolezza di appartenere ad un gruppo speciale di persone. Questi sono i quarantenni che Immaturi ci presenta, persone a cui non manca nulla, ma che vivono nella paura di perdere la loro piccola fetta di meritata felicità.

Mamme sole e mammoni, cuoche sesso dipendenti e futuri padri atterriti, DJ folgorati sulla via di Damasco e millantatori un pò bastardi ma in fondo teneroni, questa è la strana genia messa insieme dal film, che francamente riesce in più di un’occasione  a far ridere e sorridere, una generazione di ufo robot, incapace di affrancarsi e crescere, condannata a trovare pace solo nell’amore e nella contemplazione del passato e di se stessa. Un briciolo di amarezza in più avrebbe sicuramente giovato al film, che così rischia solo di farsi dimenticare in fretta, rimpiazzato troppo presto dall’ennesimo Manuale d’amore, perchè piaccio o no, solo quando la commedia va a braccetto con la tragedia, si sfiora la tradizione del grande cinema Italiano, tutto il resto resta solipsisistico ripetere di se, in una spirale di nulla assoluto. In definitiva, a parte la torrida notalgia che suscita, capace di agguantarci l’anima, il film resta incompiuto, una promessa non mantenuta, che si potrebbe degnamente descrivere citandone il titolo… immaturo, appunto.

Un dubbio però sfiora la mente… e se fosse vero? Se noi tutti fossimo davvero così ciechi, egoisti, stupidi, ottusi e disperatamente ossessionati nel cercare l’amore, la felicità, la soddisfazione personale, dimenticando ciò che davvero conta, ha significato o illumina il nostro cammino insieme? Se i film come questo fotografassero solo ciò che vedono, con cinicismo e una puntina di comicità?

E se gli Immaturi in definitiva, fossimo tutti noi…?

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Carino, 6,5
Se avete da 13 a 20 anni: Carino, 6,5
Se avete da 20 a 30 anni: No male, 6,5
Se avete da 30 a 40 anni: Nostalgico, 6,5
Se avete da 40 anni in su: Immaturo, 6,5

Brano tratto dalla Colonna Sonora di Immaturi

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