Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

In linea di massima, il genere umano si divide in due: i viaggiatori, che amano l’avventura, con tutti gli imprevisti che comporta e i turisti, più interessati alle visite guidate e ai villaggi vacanza tutto compreso.

Vedere Il Rito, ultima variante sul tema dell’esorcismo ed ulteriore deriva narrativa di un sottogenere che ha reso felici alcuni e fatto disperare molti, assomiglia ad una gita turistica, con tanto di annessa presentazione di un’utilissima batteria di pentole in acciaio inox.

Giocando un pochino, si potrebbe affermare che, salendo in un ipotetico pullman con destinazione la fine del film, lo spettatore turista può tranquillamente ammirare alla sua destra un didascalico incipit, per proseguire alla sua sinistra, con un’abbondante spruzzata di dotte ed erudite informazioni sul demonio e per finire (ancora una volta a sinistra) con un fuoco di fila di luoghi comuni e sequenze ad effetto. Bisogna dunque guardarsi allo specchio e decidere se per questa volta si vuol essere viaggiatori o turisti, perchè è fondamentale capire che per gustarsi davvero Il Rito, si deve essere disposti a mettere da parte l’avventura, inserire il pilota automatico e lasciar fare tutto alla guida scelta dall’agenzia.

Per carità, un paio di guizzi ci sono e quasi tutti provengono dalla gigiona interpretazione di Anthony Hopkins, ma questa versione rivista e corretta, con un approccio decisamente più scientifico, de L’esorcista di Friedkin, non conquista e lascia l’amaro i bocca al vero appassionato, che di tour come questi, in carriera, ne ha fatti davvero troppi. Se da un lato infatti si apprezzano l’impostazione più razionale del fenomeno di possessione demoniaca, dall’altra, certe vere e proprie cadute di stile condannano il film a semplice contenitore di spaventi gratuiti. Eppure materiale su cui lavorare ce n’era tanto, quando si parla del diavolo infatti, la libertà narrativa è totale e soprattutto si ha la conapevolezza di muoversi in un campo, per alcuni davvero pauroso ed inquietate.

Concludendo, colpisce poi l’approssimazione, ma non è una novità, con cui viene rappresentata l’Italia, terra di turisti, gatti e superstizioni, paese di buona gente, religiosa e credulona, mansueta e bisognosa di essere salvata. Un paese lontano milioni di anni luce dall’Italia impaurita, arrogante e smarrita nel significante e nel significato, che tutti noi conosciamo.

Si scende, la visita finisce qui, per chi volesse acquistare il praticissimo set di pentole, vendibile anche in comode rate, subito in regalo un paio di chiodi da crocifissione ed uno splendido santino di Anthony Hopkins che strabuzza gli occhi.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Vietato, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Non male, 6,5
Se avete da 20 a 30 anni: Insomma, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Turistco, 5
Se avete da 40 anni in su: Piatto, 5

Brano tratto dalla colonna sonora de Il Rito.

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