Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Molto meno stupido di quel che può sembrare a prima vista, Easy Girl (ma l’originale Easy A, ha tutt’altro significato) conquista prima di tutto per la splendida sceneggiatura, ricamata su battute fulminanti, pronunciate a fior di labra dai suoi magnifici interpreti (Stanley Tucci e Patricia Clarkson sono una coppia magnifica, mentre a Thomas Haden Church spetta la battuta più bella del film) e successivamente per la freschezza della messa in scena. 

Rivista e corretta ai giorni nostri la storia della Lettera Scarlatta, acquista attualità e vigore, nutrendosi di lucide riflessioni sull’ipocrita società del gossip. Incatenati a ruoli prestabiliti, dettati dalla società e dalle opinioni di coloro che ci circondano, gli esseri umani, provano a fuggire dalla propria invisibilità, inventando ruoli, creando confortevoli avatar in cui nascondersi, in grado di farli accettare dal gruppo. Nel nuovo millennio però il gruppo stesso si sfalda e perde unità, sopraffatto dalla realtà e dall’impossibilità di sfuggire ad un ruolo o ad un’etichetta.

Easy Girl, nel modo meno convenzionale possibile e divertendoci a più non posso, scava nell’effimera sicurezza del sentire comune, dedicando le proprie riflessioni proprio alla parte più fragile e più spietata della società, la scuola. Croce e delizia di tutti i ragazzi ormai adulti e di tutti gli adulti ancora ragazzi, incipit di nuovi bellissimi ed atroci modi di intendere se stessi e la vita, punto più alto della crescita di quasi tutti e punto più basso nell’autostima di molti.

Vero anello debole di una catena che sta a metà strada tra la famiglia e la vita reale, la scuola crea eroi e mostri, sogni ed incubi. L’unica risposta e l’unica soluzione sembrano essere l’affermazione della propria individualità, a tutti i costi e in tutti i modi. Galeotto fu un vecchio film di John Hughes, delicatamente citato nel finale, capace di affermare con forza quell’individualità e quella singolarità, capaci da sole di sovvertire un sistema, far gridare di rabbioso furore il nostro cuore e far cantare a squarciagola un’intera generazione smarrita.

 

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Molto carino, 7
Se avete da 13 a 20 anni: Molto carino, 7
Se avete da 20 a 30 anni: Molto carino, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Molto carino, 7
Se avete da 40 anni in su: Proprio gradevole, 7

 

Brano tratto dalla Soundtrack di Easy A

Annunci