Spiace dover constatare che una fragorosa mareggiata di chiacchiere inutili ha ammantato questo film di significati politici che col cinema non centrano nulla.

In questa sede lasceremo da parte le polemiche e la rabbia , per concentrarci solo ed esclusivamente sul film.

Forte della carismatica ed impressionante performance del sempre bravo Kim Rossi Stuart, il film di Placido si fa rispettare senza lasciare mai un vero segno indelebile e per certi aspetti ricorda fin troppo da vicino il ben più riuscito Romanzo criminale. L’ambientazione, la criminalità, l’indugiare su storiacce italiane che sarebbe meglio non dimenticare mai, questi sono i capisaldi di due pellicole identiche, complementari eppure diversissime.

Se Romanzo criminale, forte di un cast nutrito e splendidamente in parte, respirava e faceva respirare il cinema, Vallanzasca, di fatto costruito sulle spalle del solo Kim Rossi Stuart, soffre e rischia di soffocare, concedendo troppo poco spazio ad un cinema, che invece ne ha sempre più bisogno. In questo senso, il film risulta un mero succedersi di fiacchi episodi, una serie piuttosto lunga di situazioni un pò troppo fini a se stesse. Non aiutano un esasperato Filippo Timi, terribilmente irritante e fuori parte, quasi una macchietta e una spaesata Paz Vega, che sembra avere l’aria di chi si chiede costantemente: cosa ci fa in questo film?

Alcuni momenti ispirati e ripetiamolo, la magnifica interpretazione di uno dei migliori attori che abbiamo in Italia, fanno il resto e vanno a completare un mosaico a tinte scure di un ancor più oscuro periodo del nostro paese. Etica criminale e Milano da bere, amicizia e lealtà, sangue e morte, si lasciano sedurre dalla regia di grana grossa di un Placido che non lascia mai nulla alla suggestione, al sussurro, al suggerimento, decidendo invece di mostrare e spiegare sempre e comunque tutto. Un lavoro più sfumato, con qualche punto interrogativo, avrebbe probabilmente aiutato il film, che altrimenti annaspa nel calmo ed affollato mare del poco memorabile.

Criticato spesso troppo facilmente da chi non lo ha visto, Vallanzasca è il compiaciuto ritratto di uno dei tanti volti del male, un film a tratti didascalico e forse troppo semplice e schematico, con poche sfumature di grigio e scarsa prospettiva cinematografica. Destinato a far volare altissimo il suo angelo caduto protagonista e di contro condannato a restare inchiodato a terra, a causa della sua episodica incapacità di restituire forza e spazio ad un genere e ad un cinema, che meriterebbero più respiro e un incedere più lento e riflessivo.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Non adatto, n.c.
Se avete da 14 a 22 anni: Parliamone in famiglia, 6,5
Se avete da 23 a 33 anni: Bello, 7
Se avete da 34 a 45 anni: Riuscito a metà, 6,5
Se avete da 45 anni in su: Interessante, 6,5

 

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