La prima cosa che si può dire, guardando le immagini del nuovo film di Jean Pierre Junet, è che vengono alla mente la poesia di Chaplin e la follia dei fratelli Marx.

La seconda cosa invece, è l’assoluta necessità di ricordare e perpetrare questo tipo di cinema ancora oggi, prima che se ne perda traccia e memoria.

Abile architetto di meccanismi celestiali e diabolici, mente capace di stupire con la propria propensione alla poesia e al delicato stupore, Junet, in questi anni non ha mai smesso di fare il suo cinema. Fin dai tempi di Delicatessen, fino ad arrivare al famosissimo e delizioso Meraviglioso mondo di Amelie, il cinema di Junet si è fatto carico di una tradizione di meraviglia e gioiosità che ha radici ben profonde, nella comica, nel circo e nell’illusione vera  e propria.

Bazil non fa eccezione e costruisce attorno ai nostri occhi e i nostri cuori una storia di perdita, famiglia, prodigi e amore. A Junet non interessa la credibilità e la concretezza, preferisce farci passeggiare tra le nuvole, nella terra del sogno e dell’incanto in cui tutto è davvero possibile.

Sequenze come quella finale o come quelle in cui semplici ferri vecchi vengono trasformati in meraviglie danzanti, ricordano per esempio la danza dei panini ne La febbre dell’oro e Chaplin ne sarebbe stato orgoglioso, così come certe trovate, l’aeroporto, gli uomini proiettile e la boccia di vetro piena di vespe, ricordano le stranezze dei Fratelli Marx e la loro vena di anarchica follia, fino a sfociare nel cartone animato.

Senza rinunciare ad insegnare qualcosa, qui il tema sono le armi e la guerra, Bazil conquista e contruisce invenzione dopo invenzione, un vero e proprio miracolo su pellicola, a cui il pubblico, se saprà guardare oltre, vorrà disperatamente credere.

Perchè credere è sperare e sperare è vivere.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Ooooohhhh, 8
Se avete da 14 a 22 anni: Belloooooo, 8
Se avete da 23 a 33 anni: Bellissimooo, 8,5
Se avete da 34 a 45 anni: Meravigliaaaa, 9
Se avete da 45 anni in su: Splendidoooo, 9

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