L’idea è quella di regalarvi (!?) un calendario dell’avvento cinematografico. Ogni giorno dal primo di Dicembre, fino al giorno di Natale, pubblicherò a mezzanotte ed un minuto, la recensione di un film natalizio.

L’idea è quella di accompagnarvi passo passo, scoprendo ogni giorno insieme a voi un film diverso, verso il lungo cammino che ci porterà al Natale prossimo venturo.

 

Considerata un classico della commedia, questa pellicola diretta dall’altalenante John Landis nell’ormai lontano 1983, gode a mio parere di una fama piuttosto immeritata.

Mi spiego meglio, il film quando uscì entusiasmò molti e fece divertire quasi tutti, ma rivisto oggi, nel 2010, risulta subito chiaro come il tempo non sia stato galantuomo con lui. Come moltissimi film (negli anni 80 soprattutto) anche Una poltrona per due è troppo figlio del suo tempo e di quegli anni così effervescenti, effimeri e per certi aspetti troppo facili.

Risulta difficile al giorno d’oggi credere alla catena di sventure che investe Dan Aykroyd, così come appare impensabile la repentina affermazione di Eddie Murphy, entrambe forse troppo figlie della loro epoca plastificata. Ad aggravare il tutto, l’insinuante ed insistita nudità femminile, tipica di quegli anni, che serpeggia per tutta la durata della pellicola, come ad affermare una libertà di costumi e forse di pensiero, che però oggi appare totalmente gratuita.

Detto questo bisogna però anche dare a Cesare quel che è di Cesare e in questo senso, non si può non notare una spumeggiante goliardia ed una sana voglia di intrattenere, che pervade tutto il film dall’inizio alla fine. I due anziani burattinai interpretati con sapiente mestiere da Ralph Bellamy e Don Ameche sono impareggiabili, così come il sornione maggiordomo affidato al bravo Denholm Elliott. Paradossalmente i meno efficaci risultano essere i due protagonisti, un Dan Aykroyd che senza John Belushi avrebbe sempre funzionato a corrente alternata e un Eddie Murphy non ancora lasciato completamnete libero di esprimere la propria vulcanica personalità.

Battute ormai vecchiotte, situazioni superate dal tempo e dai meccanismi narrativi, il tutto a fare da corollario ad un’ambientazione natalizia che ne giustifica la presenza tra queste righe. Il film ovviamente non centra nulla con la festività qui in oggetto, ma è tra i più trasmessi nel periodo natalizio e soprattutto regala una figura di babbo natale (Dan Aykroyd) tra le più sporche, scorrette, disperate e ripugnanti che si ricordino. E’ proprio in questi momenti che la mano più felice di Landis si riconosce, in quella tendenza all’horror che non ha mai definitivamente abbandonato il suo cinema, regalandogli e regalandoci il capolavoro della sua vita (Un lupo mannaro Americano a Londra).

Una poltrona per due resta quindi un film gradevole, che vive di alcuni momenti riusciti e di altri decisamente superati, per la gioia di coloro che ci si accostano per la prima volta e la delusione di quanti vivono di un ricordo che col passare del tempo si è trasformato in rimpianto.

Trailer originale di Una poltrona per due

Il babbo natale sporco e disperato di Dan Aykroyd

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