Fateci caso, a Natale esce sempre un film politico, impegnato, un’alternativa al diffuso divertimento imperante.

Buttato in pasto ad un pubblico onnivoro e poco esigente, pronto a recarsi in una sala cinematografica praticamente una sola volta l’anno, I due presidenti (ma il titolo originale The special relationship è più corretto, visto che si parla del rapporto tra un presidente ed un primo ministro) spicca tra cartoni in 3d, cinepanettoni esotici e leoni senzienti a caccia di regni perduti.

Forte dell’interpretazione del già collaudato Michael Sheen (aveva già interpretato Tony Blair in The Queen), descrive appunto il particolare rapporto instauratosi tra il neo eletto premier inglese e lo scafato presidente Clinton (un goffo e bolso Dennis Quaid).

Tra cameratesche riunioni nello Studio ovale, crisi internazionali risolte con troppa nonchalance ed interminabili convenevoli telefonici, I due presidenti si avvia velocemente verso la fine, senza lasciare nulla di tangibile nella mente dello spettatore. Nemmeno lo scandalo Lewinsky riesce, con la sua pruriginosa riproposizione, a destare l’interesse di un pubblico ormai sprofondato nella poltrona, in un viaggio senza ritorno verso il regno di Morfeo.

La sensazione all’uscita della sala è quella di aver buttato un’ora e mezza del proprio prezioso tempo a sfogliare una patinatissima rivista di settore, nata per accumulare polvere sui tavolini di pagati professionisti. Come quelle riviste, troppo complesse per i profani e troppo banali per gli addetti ai lavori, I due presidenti resta semplicemente un inutile esercizio di stile, forse impeccabile, ma vuoto, immobile, imbalsamato, morto.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Che palle mamma, 2
Se avete da 14 a 22 anni: Che palle, 3
Se avete da 23 a 33 anni: Palle, 5
Se avete da 34 a 45 anni: Immobile, 5,5
Se avete da 45 anni in su: Troppo poco, 6

Annunci