Sono quasi pronto a scommetterci, tra vent’anni il cinema di Tony Scott sarà rivalutato e trattatato alla stregua dei classici.

Condannato spesso a vivere all’ombra del ben più famoro fratello Ridley (spesso a torto), Tony Scott si è fatto le ossa con film muscolari e dall’incasso facile, affastellando successi (Top Gun, Nemico pubblico, Allarme rosso) e sfornando un paio di capolavori (L’ultimo Boyscout e Una vita al massimo).

Col passare del tempo e nemmeno troppo lentamente, il suo è diventato un cinema di classe, un marchio d’autore volto a creare storie divertendo il suo pubblico. Spesso in compagnia del fido Denzel Washington (questo è il 5°film insieme), Scott è riuscito a colmare un vuoto lasciato dalle produzioni del passato, che con un occhio al portafoglio e l’altro all’autorialità, raccontavano grandi storie, di grandi e piccoli uomini in circostanze straordinarie.

Sul filo di questo ragionamento si inserisce Unstoppable, ultima fatica del nostro, vero e proprio giro sulle montagne russe, dall’antico e piacevole sapore di deja vu. Limitando al minimo l’onnipresente contaminazione digitale, ma facendo invece affidamento su di un modo di fare cinema ormai in via di estinzione, Unstoppable si dipana solido e un tantino ingenuo, regalando emozioni a valanga, qualche sano brivido lungo la schiena e un paio di salvifiche lacrime nel finale.

Privo della spocchia e dell’aura profetica dei film di Ridley Scott, Unstoppable, si colloca in un altro tempo e in un altro luogo, incurante del passare delle stagioni e  delle mode (3d compreso), intoccabile perla di rara sincerità.

Cinema fatto di uomini, lacrime e sudore, cinema da curare e coccolare, guardare e amare, in modo incondizionato e totale, come un vecchio genitore, ormai stanco e macilento, ma ancora capace di tirare calci.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Wow, 8
Se avete da 14 a 22 anni: Carino, 6,5
Se avete da 23 a 33 anni: Non male, 6,5
Se avete da 34 a 45 anni: Bello, 7,5
Se avete da 45 anni in su: Bello, 7,5

 

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