Regala una bella sensazione guardare Panico al villaggio.

Negli ultimi quindici anni l’animazione è cambiata radicalmente (colpa o merito di Toy story) nuovi colossi digitali si sono affacciati al palcoscenico internazionale, i disegni fatti a mano sembrano essere finiti lentamente ma inesorabilmente in soffitta e il computer, con la sua infinita serie di contraddizioni, meraviglie e pixel, regna ormai sovrano.

Bello però è notare che qualcuno non si è fatto ammaliare dalla nuova frontiera (che ora comprende anche il 3d) e diffidando della grafica digitale e del motion capture, decide di investire su qualcosa di completamente diverso. Ovviamente Panico al villaggio va in questa direzione, ma penso anche alle pellicole dedicate a Wallace & Gromit e al Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson.

Dal canto suo, Panico al villaggio è talmente retrò da risultare simpatico a prima vista. Decidendo di animare un indiano, un cowboy, un cavallo e tutta una vociante pletora di animali da cortile ed altre irresistibili macchiette. facendo della propria imperfezione, il proprio vero valore assoluto, la pellicola si concentra sul cuore di ogni animazione dedicata ai bambini, il gioco.

In modo non certo dissimile ad un vero e proprio gioco tra bambini, la narrazione si sviluppa in preda ad un vero e proprio stream of consciousness, che avrebbe divertito perfino Joyce. Procedendo in modo apparentemente confuso, ma affastellando in realtà emozioni, sensazioni e grande divertimento, Panico al villaggio si consuma lentamente, abbandonbandosi alla poesia e al genio, èpropri di un’opera d’arte.

Fatto salvo un certo straniamento nei primi minuti di visione, siamo comunque troppo abituati alla perfezione e quella pretendono inconsapevolmente i nostri occhi, il gioco funziona e le avventure di Cavallo e soci, coinvolgono e stupiscono anche lo spettatore più coriaceo.

Ostaggi di un sogno infantile divenuto realtà, complici di un gioco infinito e irrinunciabile, ci risvegliamo con gli occhi umidi, l’anima leggera e la mente sgombra, adulti bambini malati di un’inguaribile nostalgia chiamata infanzia, chiamata cinema.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Capolavoro, 10
Se avete da 14 a 22 anni: Un vero schifo, 0
Se avete da 23 a 33 anni: Divertente, 7
Se avete da 34 a 45 anni: Adorabile , 8
Se avete da 45 anni in su: Divertente, 7

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