Credo cha a tutti sia capitato di incontrare la ragazzina con i capelli rossi del secondo banco.

Di solito capita ovviamente a scuola, quando quella bellissima, irrangiungibile ragazzina coi capelli rossi, seduta in secondo banco diventa un miraggio, un’ossessione, un ideale. La ragazzina in questione diventa oggetto di tutte le nostre fantasie e senza accorgercene ci scopriamo intenti a fare progetti che la vedono coinvolta, a sognare come saranno i nostri figli, la nostra casa, le sue labbra. Questa tendenza malsana, raramente pronta a sfociare nella persecuzione e nella malattia mentale, è facilmente curabile nel momento in cui finalmente si entra in contatto con l’oggetto dei desideri. In quel momento si cresce e si comprende che i sogni non sono la realtà, sono meglio. In conclusione, quel che conta è alimentare una fantasia, piuttosto che realizzarla, perchè spesso una volta concretizzatasi, la delusione è in agguato dietro l’angolo.

Quanti di voi seguono questo blog da un pò di tempo sanno del mio amore per l’horror e della mia ossessione per Shadow, il film invisibile (uscito alla chetichella e subito scomparso) di Federico Zampaglione. Finalmente l’ho recuperato ed ovviamente ne sono rimasto deluso.

Ora diciamo subito che non riesco a quantificare quanto questa cocente delusione sia frutto dell’effetto ragazzina coi capelli rossi di cui ho scritto sopra e quanto invece dipendente dagli effettivi difetti del film, ma il mio tentativo è quello di far luce sulla vicenda, cercando di essere il più possibile obiettivo.

Se da un lato Shadow ha il grande pregio di non sembrare un film italiano (Stanis La Rochelle ne sarebbe stato felice), grazie all’ interpretazione del suo protagonista, al doppiaggio (il film è stato girato in inglese) e alla straordinaria location, bisogna anche dire che una certa tendenza ad essere prevedibile, telefonato e didascalico, non lo aiutano per nulla.

Evitando di svelare troppo, diciamo semplicemente che l’atmosfera c’è tutta, grazie al discreto recupero di quella sottile paura strisciante che nasce dall’ignoto, si sviluppa grazie alla tradizione orale e tende a sedimentarsi nei profondi recessi della nostra mente. Il bosco in questo senso appare una scelta vincente, non luogo difficilmente catalogabile, in cui è semplicissimo perdersi e non sempre è possibile ritrovarsi. Ricettacolo di paure radicate nell’inconscio, teatro infantile di terribili fiabe e zenit di un’angoscia ancestrale e profonda, figlia e sorella dell’ignoranza e la vergogna.

Shadow purtroppo si ferma qui, ad una forma strepitosa non supportata da un’altrettanto intransigente sostanza, pronta a venire a patti con troppi ammiccamenti, un sacchetto di luoghi comuni ed un pizzico di scolastica presunzione. Il beffardo finale poi, ricorda troppo da vicino, per tematica ed ambientazione, un notevole film di Adrian Lyne di molti anni fa, che con ben altra ed altissima allucinante circolarità, riusciva a costruire una pellicola memorabile e disturbante.

Shadow è un discreto film horror, addirittura ottimo se si pensa che è un prodotto italiano ed indipendente, ma assomiglia anche moltissimo a quella ragazzina con i capelli rossi che una volta, tanto tempo fa, sedeva al secondo banco.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Vietatissimo, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Dopo i 14 anni-Bello, 7,5
Se avete da 20 a 30 anni: Carino, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Non male, 6
Se avete da 40 anni in su: Non male, 6

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