Colpisce al cuore l’innaturale cattiveria di Gru, uomo inconsapevolmente tragico e buffissimo, con naso aguzzo e gambette secche come stecchi.

La storia che sta alla base di Cattivissimo me è vecchia come il mondo, eppure tocca le corde giuste, portando alla luce sentimenti ormai da tempo sopiti, con una sincerità e una prevedibilità, che in un cartone animato risultano essere pregi di innegabile valore. A cominciare dalle piccole orfane protagoniste, alla disperata ricerca di un padre e dell’amore a cui tendono tutti gli esseri viventi (Gru e noi compresi), fino al cattivissimo-tenerissimo del titolo, i sentimenti vengono mostrati e condivisi, senza pudori e senza paura di sembrare sdolcinati o anacronistici.

Orgoglioso di un’animazione classica nelle tematiche e non nella forma (il digitale ormai regna incontrastato), Cattivissimo me rinuncia alla strizzatina d’occhio, alla citazione facile facile e alla volgarità scoreggiona, che lo avrebbero reso più appetibile, soprattutto ad un pubblico adulto, per rifugiarsi invece nel prezioso e protetto regno della fanciullezza, dell’affetto e del gioco.

Storia di formazione, in cui il protagonista passa e ci fa passare, dall’infanzia (aspira a rubare perfino la luna), all’età adulta (si costruirà una famiglia), è esattamente quello che deve essere un cartone animato, un appuntamento con la crescita, un modo delicato e mai volgare, per scoprirsi ancora bambini.

Senza mai rinunciare al divertimento e alla risata, alla riflessione e alla sincera lacrima, solitario sigillo pronto a rigarci le gote e a chiosare con l’ onesta spavalderia di un bacio della buona notte, una storia piccola piccola, ma che vale oro.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Bellissimo, 8
Se avete da 13 a 20 anni: Bello, 7
Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Lacrime, 8
Se avete da 40 anni in su: Sì, 8

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