Chi ha la mia età (quasi 40) mi potrà capire.

Esisteva un mondo ed esisteva un cinema, che ormai non c’è più. In quel mondo e in quel cinema, noi ragazzi, noi giovani uomini, perdevamo mente e cuore,  completamente stregati, vittime di un magico incantamento che ci faceva sognare galassie lontane, mostri paurosi e sapere sconfinato.

Per chi ha forgiato i propri muscoli cinematografici nei famigerati anni ’80, il nome di Joe Dante è paragonabile a quello di un fratello maggiore, un regista amico che si era fatto amare grazie ad alcuni horror (L’ululato, Piranha), deliziosi film per ragazzi (Explorers, Gremlins I e II, Small soldiers) e qualche altro ottimo film (Salto nel buio, Matinée, La seconda guerra civile americana). Quel mondo e quel cinema, come ho detto, era popolato da creature di ogni tipo e la sua forza era quella di essere spesso visto attraverso gli occhi di protagonista adolescente.

Registi come Spielberg, Lucas, Zemeckis e lo stesso Dante, hanno rappresentato per la nostra crescita morale, ormonale e mentale una vera e propria pietra miliare, ipnotizzati dalle acrobazie del Millennium Falcon, dalle spacconate di Indiana Jones, dalla simpatia di Martin McFly e dalla dolcezza del piccolo Gizmo, andavamo al cinema per crescere e senza accorgercene un brutto giorno, ci siamo ritrovati improvvisamente adulti.

Con noi sono cambiati e cresciuti anche il mondo e il cinema, diventando però sempre più piccoli e  restituendoci una realtà più dura, disillusa, altra e matrigna, che attraverso il vuoto pneumatico delle pellicole che la rappresentano, ha sfumato quei concetti, quelle speranze e quei sapori, in un tonitruante e monocorde cicaleccio indistinto. Smarrita quella capacità di credere e di abbandonarsi completamente ad una storia, arrendendosi alla sua complessa semplicità, allo spettatore attonito non è rimasto altro che una pletora di effetti speciali aridi e senza vita.

In questo contesto, proprio ora e fuori tempo massimo, si va ad inserire The Hole, nuovo film di Joe Dante, che ripropone con una buona dose di coraggio ed una certa guascona spavalderia, un balzo indietro nel tempo, restituendo allo spettatore un cinema (il nostro cinema) intatto, antico e a tratti gustosamente obsoleto.

La storia dei ragazzi che trovano nella cantina di casa una botola che si spalanca sull’abisso, ricorda almeno una dozzina di altri film, eppure Dante la ripropone al pubblico di oggi, con la stessa sfrontata noncuranza di trent’anni fa, mettendo ancora una volta al centro di tutto un manipolo di coraggiosi piccoli protagonisti. Se i ragazzi ne saranno giustamente conquistati, l’unico rischio è che lo spettatore adulto di oggi non riesca ad immedesimarsi e appassionarsi, la colpa è ovviamente del tempo, che passando, lo ha reso più duro, consapevole, disilluso e concreto.

The Hole è film prezioso, in quanto rappresenta un calcio a tutto quello che rappresenta il cinema oggi, orgogliosamente consapevole di compiere un impossibile balzo indietro, disperatamente attaccato a tutto ciò che è stato e pronto a farsi beffe di tutto ciò che sarà. Dante in modo anarchico e solo apparentemente convenzionale, sovverte le regole del gioco, spostando indietro le lancette dell’orologio e regalando a tutti noi un film capace ancora una volta di farci provare l’emozione più grande e preziosa di tutte, la crescita.

E come diceva qualcuno, naufragar m’è dolce in questo mare.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Bellissimo, 8
Se avete da 13 a 20 anni: Indispensabile, 9
Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Che nostalgia, 8
Se avete da 40 anni in su: Bello, 8

Annunci