INTRODUZIONE: Ho rivisto Inception Questo post è frutto delle riflessioni che ne sono scaturite. Dedicato a tutti coloro che lo hanno già visto e già amato.

Che cos’è veramente il cinema?

Il cinema in fondo è semplicemente un atto di fede, espressione che torna per ben tre volte in Inception, sussurrata dalle labbra dei suoi complessi e bellissimi protagonisti.

Le luci si spengono, il proiettore comincia a fare il suo lavoro e quello che il regista chiede ai suoi spettatori non è altro che un vero e proprio atto di fede. In conclusione si chiede al pubblico di credere ciecamente, anche se solo per un paio d’ore, a ciò che viene rappresentato sullo schermo, senza riserve e senza troppe domande. Inception parla di questo, del cinema e della fede necessaria per farsi conquistare da esso.

Il sogno, la realtà, la negazione dell’uno e dell’altra, ancora una volta ed in modo assoluto e prepotente, il cinema può determinare la natura di ciò che proviamo, vediamo, immaginiamo. Un film è quindi un estremo atto di fede, una scelta radicale ed anarchica, verso un mondo che non esiste, se non per il breve spazio di un racconto, di un sogno, di un battito di ciglia.

Ancora una volta lo spettatore è chiamato a decidere se credere o meno all’incantesimo, se farsi travolgere dalle emozioni, dalle lacrime e dai rimpianti. Vivere o sognare, due facce della stessa medaglia, credere o dubitare, antico dilemma per uomini svuotati ed avvizziti, stanchi e privi di prospettiva. Nolan ha già preso la sua decisione e noi con lui.

Noi pochi, noi fortunati, noi uomini, che abbiamo deciso di non trasformarci in vecchi colmi di rimpianti, uomini fin troppo umani, ma per questo non meno divini.

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