Riesce impossibile pensare che Il Sesto Senso sia stato diretto dallo stesso bulimico personaggio a cui si deve il pantagruelico film di cui mi accingo a parlare.

Sgombrando il campo dai dubbi, diciamo subito che L’ultimo dominatore dell’aria è proprio un brutto film, una pellicola sbagliata e profondamente arrogante. La ragione principale di questo colossale fallimento sta nella vastità della materia trattata. Alle prese con una trama estremamente complessa e stratificata, (molti personaggi ed un intero mondo da inventare, con le sue regole e le sue nazioni in guerra) Shyamalan cade nell’errore più classico e marchiano di tutti, spiegare troppo e male.

E’ di dominio pubblico che il cinema non ha molto a che fare con la tradizione orale, risulta quindi profondamente irritante vedere un film in cui lo spettatore non assiste agli eventi, ma gli vengono raccontati dai protagonisti del film. Una breve introduzione atta a descrivere lo scenario descritto è perdonabile, ma L’ultimo dominatore dell’aria abusa di questo privilegio, facendone una vera e propria cifra espressiva.

La storia del perduto Avatar e delle nazioni dei quattro elementi in costante conflitto tra loro, meriterebbe di essere narrata per immagini e non per sentito dire, negando così allo spettatore il privilegio di appassionarsi alle vicende che scorrono sullo schermo. Ancora una volta gli effetti speciali (ed il dannato 3d) sembrano voler supplire ai buchi di sceneggiatura, alla regia poco ispirata e alla piattezza della messa in scena. Mai come in questo caso, gli effetti speciali appaiono inadeguati al film, incapaci di restituire la magia e l’incanto tipici del buon cinema.

Shyamalan perde, tragicamente coinvolto in un film forse troppo grande per lui, abituato a non mostrare mai troppo e ad usare il meccanismo della sottrazione, per raccontare le sue storie universalmente piccole. Schiavo di un impianto classico, che ne ha determinato negli anni lo stile e la poetica, dimostra di sentirsi scarsamente a proprio agio tra i grossolani e manifesti effetti speciali, che affollano il film. Lontano anni luce dall’elegante chiosa de Il sesto senso, ma anche dalla spiazzante bellezza di The village e l’agghiacciante ineluttabilità di E venne il giorno, il regista resta in sordina, scarsamente ispirato e in preda ad una compulsiva voglia di spiegare e raccontare tutto con fiumi e fiumi di parole.

In attesa della prossima prova, forse in balia di un cinema che non riconosce più, la mia simpatia va comunque a Shyamalan, con la malcelata speranza che questo sia solo un brutto incidente di percorso.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Bellissimo, 8
Se avete da 13 a 20 anni: Insomma, 6
Se avete da 20 a 30 anni: Bo, 5
Se avete da 30 a 40 anni: No, 4
Se avete da 40 anni in su: Proprio no, 3

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