Prendete La grande rapina al treno, film del 1978 conosciuto da alcuni, venerato da pochi.

Senza scomodare titoli classici della storia della settima arte, questo film è un ottimo esempio di un modo di fare cinema estintosi gradualmente, ma inesorabilmente, fino a lasciare dietro di se un’interminabile serie di rimpianti e sequenze memorabili.

Nessun montaggio frenetico, niente effetti speciali e colonna sonora di maniera a cura del veterano Jerry Goldsmith, eppure La grande rapina al treno, gioca tutte le sue carte sul carisma del suo cast (un guascone Sean Connery e un adorabile Donald Sutherland) e sulla solidità della sceneggiatura. Il resto è puro cinema.

Classica storia di una rapina orchestrata da imbroglioni tanto scaltri quanto eleganti, mantiene un ritmo serrato dalla prima all’ultima inquadratura e alla fine della cavalcata ci si accorge di essere invasi da una picevole sensazione di calore. La bella sensazione è probabilmente figlia della perduta eleganza di certo cinema del passato, che ancora oggi è in grado di emozionarci e sorprenderci.

Se la regia di Michael Crichton (suo anche il romanzo da cui è tratto il film) è poco più che corretta, l’elegante interpretazione del cast e la complessità dell’impresa a cui vanno incontro i nostri eroi, fanno impallidire molto cinema moderno, che a sproposito si ammanta dello status di classico. Penso ovviamente alla serie di film dedicati al ladro Ocean, che pur nella loro intelligente complessità e con la complicità di un cast di tutto rispetto, vanno ad inserirsi proprio nel solco lasciato da La grande rapina al treno.

Per carità, questo non è un elogio nostalgico dei tempi che furono, apprezzo il buon cinema a tutto tondo e di tutte le epoche storiche, quello che vado a sottolineare però, è un garbo, un’asciutta eleganza ed un’intelligente complessità di sceneggiatura, che si è andata via via perdendo. Se questo modus cinema, risalta in una pellicola ottima, ma che di certo non si può definire un classico come questa, immaginate cosa accadrebbe se applicassimo questo ragionamento ad alcuni must del passato.

Il cinema del 2010 è standardizzato, troppo piegato alle logiche di guadagno, colpevole di ghettizzare ogni tipo di autorialità, condannato a ripetere all’infinito se stesso, ingolfato tra stantii adattamenti di fumetti, videogiochi, telefilm e figurine. Meglio il cinema del passato quindi? Assolutamente no, i tempi cambiano, così il cinema, oggi come allora dobbiamo fare i conti con i buoni film e con la spazzatura.

Allora perchè questo post? Semplice, per non dimenticare il cinema che fu, perchè senza di esso non avremmo questo presente e di sicuro sarebbe molto incerto anche il futuro. Recuperiamo i piccoli e i grandi classici, mostriamoli ai ragazzi, aiutiamoli a formare il loro senso critico e aiutiamoci a guardare oltre.

O forse sto semplicemente invecchiando…

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Bello, 7
Se avete da 14 a 22 anni: Bello ma lento, 7
Se avete da 23 a 33 anni: Bello un bel pò, 8
Se avete da 34 a 45 anni: Classico, 8
Se avete da 45 anni in su: Molto bello, 8

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