La domanda è sempre quella. E’ utile riproporre film già fatti e già visti, magari durante i tumultuosi anni ’80, in un’ottica moderna e da nuovo millennio?

La risposta è anche in questo caso sempre la stessa. Dipende.

Se da un lato la storia di Karate Kid è nota anche ai sassi (dovete pensare che la pellicola originale ha avuto ben 3 seguiti, di cui l’ultimo al femminile con una giovanissima Hilary Swank), rivederla ancora una volta e per di più con il grande valore aggiunto della partecipazione di Jackie Chan nei panni che furono di Pat Morita, non conquista, ma nemmeno disturba. Quello che dispiace invece, è sbirciare con la coda dell’occhio della nostra mente l’inesorabile passare del tempo.

Quando recuperai il film originale nel 1986 (ma il film è del 1984), ero un ragazzino e desideravo dedicarmi alle arti marziali, intento ad emulare Ralph Macchio e il suo micidiale colpo dell’airone. Mi immedesimavo completamente in quel giovanotto simpatico, che trovava una strada e un equilibrio, grazie ai consigli e all’affetto di un vecchio maestro di karate. Il film raccontava dopo tutto di un mio coetaneo, dei suoi problemi e del suo primo amore, consumato con la spontanea sincerità dell’immaturità. Un’intera generazione si è perduta e ritrovata nella confortante cantilena “dai la cera, togli la cera”, milioni di adolescenti in tutto il mondo hanno tremato e fatto il tifo per il giovane karateka e sono balzati in piedi esultando in lacrime, nel momento del suo trionfo.

Ora nella versione 2010, fa impressione notare che il pubblico di riferimento è cambiato. Il piccolo protagonista ha infatti 12 anni e non 16 come nella versione originale, eppure fa le stesse identiche cose che faceva il suo antesignano cinematografico, compreso trovare il tempo di innamorarsi di una deliziosa cinesina e di portarla fuori a giocare ai videogames. Di fronte a queste scelte, noi quarantenni di oggi, ci accorgiamo di come sia passato il tempo, di come sia cambiato il mondo. Un secolo fa, durante i miei 12 anni, avrei bollato come stucchevoli e superflue le motivazioni che portavano il giovane protagonista ad avvicinarsi al karate, ora per i bambini di oggi, sono l’attualità, il consueto, il quotidiano, come diceva un grande poeta: Times, they are a changing.

Eravamo dei tardoni noi o sono precoci loro? Solo il tempo e qualche trattato di sociologia potrà rispondere a questa domanda, quel che è certo è il bisogno da parte di ogni generazione di specchiarsi e riconoscersi in modelli il più possibile fedeli ed efficaci. Poco importa quindi se questo nuovo Karate Kid è un filmetto di serie c, se con un vuoto totale di fantasia ripropone la stessa storia già vista 26 anni fa, quello che conta è il modello che propone ed il bisogno disperato delle generazioni attuali di riconoscersi in esso.

Anestetizzati dalla massiccia e schiacciante presenza di riferimenti cardinali monotematici, che si orientano prettamente verso la danza o il vampirismo, questo ritorno di fiamma orientato verso una disciplina antica, quanto legata ad una vera e propria  filosofia, non può che giovare alle giovani obnubilate menti dei seguaci di Maria De Filippi e della famiglia Cullen.

Forse non indispensabile quindi, vista la sua pochezza cinematografica, ma utile a forgiare gli uomini (soprattutto) e le donne di domani, un pò meno ossessionati dall’apparire e chissà, forse un pò più concentrati sull’essere. Come recitava il sottotitolo della versione italiana del film del 1984: Karate Kid – Per vincere domani.

Magari.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Molto Utile, 10
Se avete da 13 a 20 anni: Utile, 8
Se avete da 20 a 30 anni: Caruccio, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Già visto, 4
Se avete da 40 anni in su: Già visto e rivisto, 4

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