Ecco un film che ho adorato, cosa che con il cinema italiano mi capita sempre più di rado. Badate che a ben guardare si tratta di una pellicola che parla di famiglia, di amore, di fratelli e sorelle, di trovarsi e perdersi, cioè proprio quel tipo di film che di solito evito come la peste e che se costretto a vederli stronco poi in modo selvaggio nelle mie recensioni.

Il nuovo film di Virzì invece ha qualcosa in più, una prospettiva diversa, un approccio più maturo e disfunzionale, uno sguardo alieno e prezioso, che di solito non si può ritrovare nei film di Muccino. Forse la responsabilità è da ricercarsi nei bravissimi interpreti o nell’alternanza temporale che racconta le loro storie e la storia del nostro paese, per una volta non visto attraverso i fatti epocali che lo hanno contrassegnato, ma attraverso il finto perbenismo e la bigotta religiosità che da sempre lo hanno contrassegnato.

La storia della giovane Anna e dei suoi bambini, diventa l’emblema di una famiglia piccola e disastrata, che per una volta non si perde in se stessa nell’onanista tentativo di scrutarsi l’ombelico, ma lotta e combatte per cercare di restare unita o più semplicemente per trovare un senso e una definizione compiuta. Vizi e virtù, chiacchiere e mezze verità di un’Italia mai passata di moda, si alternano alla quotidiana lotta di un figlio e di una figlia per imparare a conoscere la propria madre e attraverso di lei, loro stessi.

Virzì indaga, scruta, impietosamente racconta e pietosamente non giudica mai, lasciando che siano i suoi protagonisti (uno straordinario Mastandrea, una Pandolfi fragilissima e una Stefania Sandrelli finalmente ritrovata e perfetta) a parlare, a trovare il bandolo della matassa di una vicenda e di un groviglio di sentimenti, che a ben guardare toccano ognuno di noi. Questo è il vero valore aggiunto di un film come La prima cosa bella, la capacità di essere intimo ed universale ad un tempo, lasciando stare per una volta di raccontare la storia del nostro vicino di casa, per concentrarsi invece sulla nostra.

Così facendo tra un mezzo sorriso e una folla di pensieri (commedia italiana finalmente!) si arriva al gran finale. Senza accorgersene ci si ritrova con il viso rigato dalle lacrime, ma va bene così, ci stringiamo più forte a chi ci sta di fianco e continuiamo felici il viaggio.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: un pò complesso, 6
Se avete da 13 a 20 anni: Non male, 7
Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7,5
Se avete da 30 a 40 anni: Bellissimo, 9
Se avete da 40 anni in su: lacrime, 9

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